A
NAPOLEONE III
I PUFFISTI RICONOSCENTI.
[3] Quandʼio faceva il mio corso di studi allʼuniversità di Pavia, un puffista quasi imberbe, che ebbe poi a segnalarsi in Europa colle sue grandiose strategie, esordiva nella carriera con una saporitissima burla, della quale si parla ancora oggidì con ammirazione sotto i portici dellʼAteneo torinese. Al nostro giovane eroe, testè laureato nelle matematiche, occorreva, per ripatriare decorosamente, un pajo di stivali. Gli mancavano pochi spiccioli per procacciarsi quel lusso di calzatura, una miseria!—dodici.... quattordici lire. Che si fa? Si fa così: sentite questa che è proprio bellina!—Si va da un calzolajo, gli si ordina un bel pajo di stivali, a patto chʼei debba recarveli al domicilio, il tal giorno, alla talʼora. Poi, si entra in unʼaltra bottega e ad un altro calzolajo si replica la commissione. Al primo si dice: sarò in casa ad attenderti alle dieci; allʼaltro si ingiunge di venire alle dodici. Il giorno stabilito, allo scoccar delle dieci, arriva cogli stivali il primo calzolajo. Lo studente li calza, encomia la fattura, si mostra pienamente soddisfatto; ma poi, levandosi in piedi e contrafacendo le grinze di un addolorato—vedi sʼio fui bestia! esclama battendosi la fronte: quando mi feci prendere la misura, ho scordato di dirti che qui, sul piede sinistro, ho una maledetta ingrossatura... Senti, figliuolo mio, se tu riportassi via lo stivale e lo tenessi in forma sino a domani... non ti pare..?—La servo subito, risponda il dabben Crispino; si metta a sedere, dia qua...! Dallʼaltro piede non soffre? —Niente affatto! la calzatura mi va come un guanto.—Tanto meglio! E il buon uomo se ne va collo stivale sinistro sotto il braccio, promettendo di riportarlo lʼindomani allʼistessʼora. A mezzodì arriva lʼaltro calzolajo. Da parte dello studente le stesse grinze, le stesse contorsioni nel provarsi gli stivali; ma questa volta la ingrossatura non è, come poco dianzi, al piede sinistro; lo stivale che vuol essere allargato è quello che corrisponde al piede destro. Sta bene! Lo terrò in forma fino a domani, e verrò a riportarglielo allʼora che crede.—Alle dieci: ti pare?—Alle dieci! Viene il domani. I due calzolaj allʼora fissata salgono le scale che conducono al domicilio dello studente e si arrestano entrambi dinanzi alla stessa porta, ciascuno col suo stivale sotto braccio.
—Chi cercano? domanda la signora della casa, presentandosi—lo studente B..., rispondono ad una voce i due calzolaj.—Partito jeri sera per Cremona.—Diamine! Io doveva portargli questo stivale...—E anchʼio...!—I due Crispini spalancano tanto dʼocchi.—Quando tornerà il signor B...?—Dio sa quando! forse mai, rispondo la signora; ha compiuto i suoi studii, ha ottenuto la laurea, non occorre chʼegli torni.
—Ma io....!—Ma io!—esclamano allʼunissono le due vittime, sollevando lo stivale. Non ha lasciato il destro?—Non ha lasciato il sinistro?...—Io ne so nulla, dice la signora, che ha già indovinata la strana burletta perpetrata dal suo arguto inquilino; ciò che io so, è chʼegli è partito con un bel pajo di stivaletti nuovi, così nitidi e lucenti che abbagliavano a vederli.—Finalmente anche, i due malcapitati calzolaj compresero ciò che era forza comprendere.
—Col mio stivale destro..., disse lʼuno.
—Col mio stivale sinistro..., soggiunse lʼaltro.
—Si può ancora formare il pajo.
—Verissimo... Non ci resta che ad accoppiarli... È quello appunto che ha fatto il nostro birbo committente.—I due calzolaj eran stati minchionati così bene, che passato il primo bruciore, risero insieme più volte della mala ventura loro occorsa.
Quantunque assai noto, perchè più recente, merita di passare ai posteri il brillante episodio puffistico dal quale ebbe origine il motto: el gha gamba bonna; motto che a Milano suol ripetersi ogni volta che sia in gioco la strategia di qualche matricolato furbacchione. Anche in questo caso la vittima fu un calzolajo. Un giovanotto decentemente vestito entra in una bottega sulla corsia del Broletto e domanda un pajo di stivaletti.—Veda un poco se questi gli vanno! disse il padrone di bottega.—Lʼaltro, si prova a calzarli, si leva dal sedile, divincola il piede, fa qualche passo... ottimamente! non cʼè che dire.—Dʼun tratto balza nella bottega, uno sconosciuto, si slancia contro il giovane dagli stivaletti, gli applica alla guancia un sonorissimo schiaffo, e via di corsa.—Aspetta che ti acconcio io per le feste! grida lo schiaffeggiato, uscendo furioso dalla bottega e dandosi ad inseguire lo sconosciuto. Il calzolajo ed i fattorini accorrono in sulla porta per vedere come la vada a finire.—I due fanno a chi più corre, e allo svolto di una contrada scompariscono.—Lo raggiungerà! lo raggiungerà! esclama il dabben calzolajo; quel briccone corre lesto, ma anche lʼaltro è di buona gamba!—Infatti i due sozii corsero tanto e con lena siffatta, che nessuno ebbe più nuova di loro nè degli stivaletti elegantissimi che lʼun dʼessi si era procacciati con quellʼaudace stratagemma.