[4] Se la parca inesorabile non avesse troncato innanzi tempo il filo deʼ suoi giorni e delle sue opere immortali, lʼautore del presente opuscolo avrebbe indubbiamente dettato degli stupendi precetti ai puffisti sulla maniera di redigere il loro epistolario. Si vuole unʼarte finissima, si vuole una rettorica speciale per intrattenere coi creditori una profittevole corrispondenza epistolare, per rispondere alle lettere, talvolta volgari e atrocemente irritanti che ordinariamente accompagnano le note dei fornitori insubordinati. Si tratta di ammansare una belva. Con poche linee di scritto, contrapposto ad una grossolana intimazione di salumiere o di macellajo, si riesce talvolta ad ottenere che un libro mastro, già saturo di addizioni illiquidabili, si riapra per un credito illimitato. Questo genere di eloquenza non si insegna nelle scuole, non trova esempi nei trattati; è lʼeloquenza del genio puffistico. In certi casi, si tratta semplicemente di indirizzarsi al cuore e di commuovere; talvolta convien ostentare meraviglia e disdegno, opporre alla minaccia il risentimento, allʼarroganza lʼinsulto. Gli argomenti derivati dallʼidealismo umanitario, rilevati dalle più assurde astruserie, dalle più stravaganti insensatezze, è ben raro che falliscano allo scopo. Nullameno, io sono dʼavviso, che a meno di aver raggiunta la più alta meta cui possa aspirare, un puffista di prima classe, il sistema epistolare da preferirsi sia quello che si indirizza al sentimento, che mira ad ispirare una simpatica e generosa commozione. Con tal metodo il mio giovane amico D. B. ottenne, durante la sua dimora a L..., dei risultati ammirabili. Trascriverò, ad esempio del genere, la breve lettera da lui indirizzata ad un salsamentario, il quale aveva osato alla fine dʼanno mandargli una nota di lire trecento:

«Pregiatissimo Signore,

«Al capezzale della mia povera vecchia madre morente, ho ricevuto la vostra lettera, che mi ricorda un sacro dovere. Appena avrò un poʼ di testa... per esaminare... per confrontare... ecc. ecc... appena la santa donna, che mi vuol sempre vicino, sarà uscita di pericolo, io correrò da voi per regolare le partite. Frattanto, credete ai sensi ecc.»

Vostro devotissimo

D. B.

Una lettera quasi identica spedì a quella medesima epoca il nostro puffista esordiente agli altri suoi creditori. Questi non osarono rinnovare le istanze, e attesero con animo tranquillo. Ma un bel giorno, lʼamico D. B. abbandonò insalutato hospite la città dove avea vissuto lautamente per un anno; probabilmente la povera santa vecchia era guarita, ma i creditori non ebbero motivo di rallegrarsene.


Prima di ricorrere alla rettorica esacerbante delle insolenze, un abile e prudente puffista deve aver esaurite tutte le pratiche ammollienti. Lʼimpressione più istantanea e più naturale che deve prodursi nellʼanimo cavalieresco di un puffista al vedersi dinanzi la nota impertinente di un creditore, è quella di un olimpico stupore. Un personaggio alto locato, che si atteggia da principe, da barone, da marchese, che si fa chiamare sua eccellenza il sig. commendatore ecc. ecc., non può a meno, di atteggiarsi a meraviglia al vedere che un miserabile subalterno osa importunarlo per una inezia. Mille, duemille, ventimille lire, non rappresentano infatti, per un principe russo, per un ammiraglio peruviano, altrettante cifre impercettibili? Qual vʼè somma tanto ingente che passando pel lambicco aritmetico di un debitore insolvibile, non si pareggi ad uno zero?

Tiens! Tiens! esclamava un francese puffista (sono famosi!) ogni, volta che un creditore commetteva lʼirriverenza di presentargli una nota. E quel monosillabo, profferito con accento di sorpresa, saldava la partita.

Ordinariamente, nel rispondere alle sollecitazioni dei fornitori più impertinenti, i grandi puffisti si appigliano al seguente formulario: