(si allontanano—altri invitati sì portano sul davanti della scena).
SCENA VIII.
Signori e signore, Frontino in disparte.
Una Signora—È strano che la baronessa non si faccia vedere....
Un Signore (alla signora) Si vuole che un suo ricco parente di Bruxelles giungesse improvvisamente stassera... per saldare—relata refero—certe partite....
Signora—Che la baronessa sia dissestata?....
Signore—Certo... le voci che corrono... sul di lei conto....
Signora (accennando a due invitati che passeggiano a poca distanza) Chi sono quei due decorati della legion dʼonore?
Signore—II primo... quello dal volto bruno... coi favoriti allʼamericana... è nientemeno che il cavaliere Dumonsail, il celebre inventore della macchina per fare le addizioni.—Intendiamoci.—Si vuole che il vero inventore fosse un povero maestro di calligrafia, dotato di molto ingegno, ma povero affatto di mezzi pecuniarii.—Al buon uomo, per tradurre in fatto la sua invenzione, abbisognava la mano di un abile meccanico.—Va dal Dumonsail, che a quellʼepoca era un mediocrissimo operaio in ferro bianco—gli svela il suo segreto, gli commette di costruire la mecchina—e questi un bel giorno presenta alla Esposizione il suo piccolo congegno, ottiene il brevetto di invenzione, e in meno di quattro anni diventa millionario.