—Come! un capello nella minestra!—risponde il garzone tutto meravigliato.—Eh sì, che prima di portarvela in tavola, io ne aveva già levati quattro!

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L'Ispettore scolastico di B…., nelle sue escursioni in provincia, si abbattè in un povero maestro quasi idiota, che a mala pena sapeva rispondere alle più ovvie questioni.

—Mi meraviglio, esclama l'Ispettore, che ella stia quì a fare il maestro, mentre si appalesa così digiuno di ogni scienza….

—Con venti lire al mese di stipendio, risponde il maestro, Ella capirà, signor Ispettore, che il nostro primo dovere è quello di digiunare.

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—Un carrettiere delle Çèvennes, vedendo sullo stradale che doveva percorrere due malfattori appostati col fucile alla mano, per salvare una parte del suo denaro, si pose in bocca e trangugiò quattro marenghi. Ma i malfattori, che attendevano a far preda più grossa, lasciarono che il carrettiere tirasse innanzi tranquillo per la sua via. Giunto felicemente alla propria dimora, il carrettiere vi trova il padrone di casa, che stava attendendolo per riscuotere da lui l'importo dell'affitto.—Ebbene! hai portato il denaro, come hai promesso? gli chiede il padrone.—Parola da galantuomo! risponde l'altro.—Vediamo!—Converrà che attendiate….—Capisco! vedo che le son ciancie, come al solito.—Vi giuro nel nome di Dio che il denaro l'ho meco.—Vediamolo, contiamolo, dunque!—Ma vi ripeto, signore, che conviene aspettare….—Ed io ti dico che sei un ciancione, un gabbamondo, e che domani ti farò sloggiare colla forza dalla mia casa!—Perchè io mi metta in grado di pagarvi, balbetta umilmente il carrettiere, è necessario ch'io prenda un purgante.—Un purgante! esclama l'altro credendosi beffato e alzando il bastone; aspetta che te lo do io, il purgante, asino, malcreato!—Fortunatamente gli insulti e le minaccie affrettarono a tal punto nei visceri del povero carrettiere una crisi inaspettata, onde avvenne che, sciolte le cinghie dei calzoni, il povero debitore potè attestare la sua solvibilità scaricando sul lastrico le monete.

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Un dabben vecchietto, del quale non ci è permesso pubblicare il nome, si reca un giorno dal conte T…., un milionario tenero di cuore e notissimo per le sue largizioni a pro' degli infelici.—«Illustre signor Conte, dice il vecchietto colle lacrime agli occhi: com'Ella sa, i giornali hanno aperto una soscrizione in favore di una povera famiglia derelitta. Bramerei fare qualche cosa anch'io; ma al momento mi trovo un po' a corto di denaro. Vorrebb'Ella, signor Conte illustrissimo, prestarmi una ventina di lire, onde io possa concorrere col mio obolo al sollievo di una sciagura veramente lacrimevole?… Prometto fra dieci o venti giorni, restituirle la piccola somma, anche a costo di vendere il paiuolo o il pagliericcio.» Il Conte si lascia commovere, e in luogo di venti, porge quaranta lire al vecchietto, dicendogli con affettuosa tenerezza: «tenete, buon uomo; non esigo restituzione, andate a compiere la vostra opera santa, ed io mi terrò felice di averci, in certa guisa, partecipato.» Il vecchio partì colle lacrime agli occhi, e il domani mandò alla famiglia derelitta la somma di cinquanta centesimi.—Questi atti generosi non abbisognano di commenti.

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