L'Harmoniflûtista è tenero, linfatico, ha gli occhi azzurri, non mangia che carni bianche o farinacei.

Si chiama Oscarre se è uomo, ed Adelaide se appartiene all'altro sesso.

In casa, al Dessert, va in cerca del suo istrumento, e quando gli stomachi sono pieni, cioè quando gli spiriti sono disposti all'allegria, egli vi regala: «Fra poco a me ricovero» oppure il Miserere del Trovatore.

L'Harmoniflûtista piange facilmente. Dopo un esercizio di quindici anni sul suo istrumento, egli si converte in ruscello.

__L'Organo.__

Istromento complicato e maestoso, di indole clericale, destinato, per la sua grande sonorità, a soperchiare le stonature del clero e del popolo.

L'Organista, ordinariamente, è un uomo venuto al mondo colla vocazione di fare molto strepito senza troppo consumo delle proprie forze; un uomo che vuol soffiare più forte degli altri, senza logorare i proprii mantici.

Diviene, a quarant'anni, l'amico intimo del parroco e il membro più influente della fabbriceria. Ripete per cinquant'anni alla Messa ed ai Vesperi gli stessi ritornelli; e frattanto egli impara il latino, e sa a memoria tutte le antifone da vivo e da morto. A cinquant'anni sposa una zitellona devota, raccomandata dal coadiutore della parrocchia.

È buono e mansueto ne' suoi rapporti coniugali, ma alla vigilia di ogni solennità ecclesiastica, ha il difetto di sognare ad alta voce. Alla notte del sabbato santo, è raro ch'egli non svegli la moglie, gridando a tutta voce: ressurexit!—La brava donna si desta di umor lieto per rispondergli col debito cerimoniale: alleluja!

All'età di sessant'anni divien sordo, e allora comincia a credere di suonare perfettamente. A 70 anni muore di cordoglio, perchè il nuovo parroco, in luogo di farlo assidere alla grande mensa coi sacerdoti e coi fabbricieri, lo ha fatto pranzare al tinello, in compagnia del sacrista e del becchino.