Qualche volta numera i detti intervalli ribattendo voluttuosamente sotto le narici il pollice e l'indice ingrommati di tabacco.

È raro che un suonatore di contrabasso rimanga celibe oltre l'età di trent'anni. La moglie lo tiene in gran conto e lo venera credendolo dotato di una energia formidabile. Questa specie di venerazione ella suol anche riportarla sullo strumento, ch'ella pone a giacersi nelle assenze del marito, al lato deserto del talamo. In tali casi, destandosi la notte, ella da un pizzico alle corde e poi brontola: «meno male! questi almeno, se lo tocco, grugnisce…. Ma lui…. mio marito…. dà mai segno di comprendermi?»

__L'Arpa.__

Stromento ascetico, già suonato dal Re Davide con irresistibile successo. Serve di accompagnamento obbligatorio ai canti celesti.

L'arpista nasce cogli istinti del gatto, ma all'età di dieci anni fa voto di castità. Si nutre di vermicelli al brodo e, all'estate, di lattuche. Ammesso a far parte di una orchestra, si innamora platonicamente della prima donna contralto, nella cui voce ermafrodita gli par di sentire il canto degli angioli.

Dato ch'ei prenda moglie, usa con essa celestialmente. In casa suona di rado, ma quando ciò gli avvenga, si pone in capo una corona d'oro e si figura di essere il Re Davide. La moglie, ordinariamente, lo regala di altre corone meno splendide.

Oggidì, nelle orchestre, il posto dei Re Davidi venne usurpato dalle Bersabee, le quali pizzicano più leggermente, ottenendo degli effetti più omogenei; a venticinque anni muoiono consunte d'amore pel primo flauto.

__Il Timpano.__

Un testone di legno e di pelle, ripieno d'aria e di sinistri presagi. Il rullo dei timpani serve nel melodramma ad annunziare l'arrivo di un personaggio fatale, che il più delle volte suol essere un marito becco. Qualche volta il suo funereo brontolío serve a descrivere il silenzio, o la intima disperazione di una prima donna colta in flagrante adulterio.

Il timpanista è un uomo serio, compreso della sua alta missione drammatica; ma sa dissimulare il proprio orgoglio, dormendo sul proprio strumento quando gli altri suonatori fanno il maggior strepito.—Egli incarica il più prossimo de' suoi colleghi di orchestra di svegliarlo a tempo debito.