E queste parole mi venivano ispirate da un sentimento di pietà, perocchè il signor Jhonnes era fornito di un paio di gambe così lunghe ed inflessibili, ch'egli durava molta pena a raccorciarle fra la sedia ed il parapetto.

Ma come le gambe, così anche il cervello del signor Jhonnes era di fabbrica inglese. Egli si ostinava a rimanere nella prima fila; e dopo sforzi incredibili era riuscito ad impiombarsi là dentro come un conio nella spaccatura d'una quercia. Che fare? Per debito di cortesia mi convenne inchiodarmi al di lui fianco.

La gente comincia a farsi spessa; e mentre l'Inglese col libretto alla mano sillaba i versi alla meglio, ecco quattro donne ci sovrastano colle immani crinoline e domandano di scendere nella prima fila….

—Mammina! qui vi sono due posti, grida una fanciulletta di circa dodici anni—se quel signore volesse ritirare le sue pertiche dall'altra parte….

—Impertinente! esclama una grossa matrona che domina il drappello—son questi i modi di chiedere un favore? Mille perdoni!—se monsù vuol far la gentilezza di rettificare le sue gambe….

Ma l'Inglese non dà retta; e la più giovane delle ragazze piomba colla persona fra il parapetto e la sedia, appoggiandosi senza misericordia sui piedi del mio onorevole compagno.

Goddem!—esclama il sig. Jhonnes; mio piete non statte scapello!….

Ma la ragazza, senza badare, attira la compagna sull'altra sedia vacante.

—Noi siamo ancora dei fortunati, dico io sotto voce all'Inglese; se invece delle ragazze fossero scese le due matrone che ci stanno dietro la schiena, c'era da morirne asfissiati.

—Io non posse rimanere in posizione! esclama l'Inglese.—Signorina, la preghe tenere campe più corte.