—Cecilia! grida di nuovo una delle matrone….; ricordati che siamo in teatro!….

—Ma che colpa ci ho io, mammina, se questo signore ha certe stanghe!

—Di nuovo ti dico di misurare i termini…. Bada che se mi fai la matta, ti riconduco a casa…

—Eh! ora, a casa non ci torno più, dice la ragazzetta all'orecchio della vicina…. E poi, infin dei conti…. il signor Domenico i biglietti li ha dati a me…. Sono io che stamattina glieli ho chiesti…. a nome della mamma.

Frattanto, dietro le nostre spalle si vanno agglomerando nuovi spettatori. Un uomo di circa trent'anni, sparuto nel volto, coi capelli lunghi e ben pettinati, cogli abiti alquanto luccicanti sotto le maniche, si è collocato a fianco delle matrone, divorando cogli occhi una delle giovinette che seggono al nostro lato. Tre o quattro giovinetti superano la barricata d'un salto, volgono saluti a destra e a sinistra, chiamano a nome i vicini e i lontani, e si studiano di attirare l'attenzione delle donne colla vivacità dei loro epigrammi.

—Che vuol dire questo miracolo? Anche lei qui, signora Caterina!

—Lei…. signor Pedrino!… Abbiamo avuto i biglietti da un comico della compagnia, che alloggia in casa nostra, al quinto piano.

—Ma brava, la signora Caterina! E chi è questo comico? senza dubbio il primo amoroso….

—È il primo tenore….

—Oh! Oh! il primo tenore…. che abita al quinto piano!…. A proposito: come si chiama? Ehi, di là! nessuno ha un libretto?…. Forse quel signore là abbasso….