«Perdona se ieri non son venuto a trovarti. Sai bene; al Natale, in casa Tencalli, tutti imbestialiscono più del solito. Non dubito che tu avrai passata la festa cristianamente. Qui ce ne siam dati da crepare. Da me solo ho dovuto smaltirmi le ossa di due paperi e quelle di Nasella per giunta. Micione, il gatto di casa, che gli altri anni mi aiutava col suo buon stomaco alla cremazione degli scheletri, questa volta…. fu egli stesso cremato da alcuni buontemponi, i quali, in difetto di pollame, lo mangiarono in guazzetto. Ringraziamo Dio d'aver dato alle nostre carni un sapore ripugnante al palato degli uomini; ove ciò non fosse, questi signori sarebbero ben capaci di divorarci anche noi, che siamo, come essi affermano colle parole e cogli scritti, i loro migliori amici.»

FIDO.

GIANBARBA

La scorsa settimana, dopo aver constatato, dietro esame de' miei bilanci segreti, che i miei molteplici impiegi mi rendono nel corso dell'annata un beneficio netto di lire duemila all'incirca, mi è parso di poter finalmente concedermi il lusso di un domestico.

Esposi il mio pensiero all'amico Eugenio—un amico nel quale ho piena fiducia.

—Ho l'uomo che fa al caso tuo, disse quegli.

—A meraviglia!… Quando potrò vederlo?

—Stassera istessa…. Vado subito in cerca di lui…. Non convien perder tempo—sai bene—c'è grande carestia di domestici, e qualcuno potrebbe prevenirci.

—Bada ch'io non voglio spender troppo….

—Il mio uomo deve avere delle esigenze modestissime.