»Egli suonava il flauto… come Adolfo.—In udire quei suoni, credetti che un nuovo amore si rivelasse all'anima mia—invece era un flauto che rinfocava un amore antico!

A questo punto la marchesa mi vibrò di sbieco una occhiata diffidente, come temesse di sorprendere un sorriso di ironia. L'espressione del mio volto parve rassicurarla, ond'ella ripigliò con coraggio:

»Qual disinganno per l'orgoglio e la fatuità degli uomini, se la donna fosse meno abile nel dissimulare le ragioni dei suoi trasporti! Fortunatamente gli uomini non possono leggerci nel cuore! e noi medesime prendiamo talvolta degli equivoci molto strani sul nostro proprio conto!

»Il marchese era un distinto dilettante di flauto… Ecco il segreto della effimera simpatia!

»Io lo accompagnava col pianoforte…senza volgere il capo… I suoni mi beavano l'orecchio—lo strumento qualche volta mi sfiorava la pelle—un tremito mi scuoteva le fibre—tutti i miei sensi, aspiravano la voluttà di un amplesso desiderato.

»Una sera, mentre il marchese preludiava sul flauto diversi temi di Bellini, mia madre mi condusse in un gabinetto attiguo alla sala—mi fece sedere sovra un divano, e accarezzandomi con insolita tenerezza, mi annunziò, che il marchese le aveva chiesto formalmente la mia mano. Dal volto, dalle parole di mia madre, dalla eloquenza ch'ella impiegava per prevenirmi favorevolmente, compresi che un mio rifiuto l'avrebbe grandemente rattristata.—Il marchese era un eccellente partito!

»Io non osava rispondere—la mia agitazione e le mie lagrime rivelavano chiaro la mia avversione al matrimonio. Le esortazioni, i consigli, le preghiere di quell'ottima donna non avevano forza sul mio cuore… L'anima mia era tutta assorta in Adolfo, nell'uomo, cui la mia fede era vincolata in un segreto patto d'amore. E mentre mia madre tentava sedurmi colle promesse di un avvenire beato, io vaneggiava colle illusioni, io colmava quell'eliso di delizie, collocando il mio Adolfo al posto del marchese—mi perdeva voluttuosamente in quella vita ideale, che egli solo—il mio Adolfo—avrebbe potuto realizzare.

»Io era assorta in quell'estasi divina, allorquando dalla prossima sala si partirono le note di una melodia inebbriante, che da gran tempo io non aveva più udita!—Quel suono diede l'ultima scossa alla mia sensibilità, mia madre e il marchese trionfarono della povera affascinata—ed io dentro una nebbia profumata, deviai dal sentiero prefisso.

»Il marchese suonava l'aria del meco tu vieni—quell'aria, che era stata l'ultima espressione di amore e di piacere nelle braccia di Adolfo. Mia madre, interpretando a suo modo la mia commozione, insisteva per ottenere da me una formale risposta. Il sì tremendo mi uscì dal labbro… Ella uscì precipitosa per recarlo al marchese… Fatalità della vita!… Io aveva promesso ad Adolfo: e il marchese raccolse la fatale promessa…

»Due mesi dopo io mi chiamava la marchesa D…