Una quindicenne esperienza mi ha insegnato che la critica a nulla giova, o giova soltanto a coloro, i quali la convertono nel più vigliacco dei mestieri, smerciando la lode ed il biasimo a prezzo di tariffa.

Critico letterario non è ordinariamente che uno scrittore da poco, negletto dal pubblico e dagli editori, inetto a produrre delle opere attraenti, epperò nemico giurato di chi riesce collo ingegno, collo studio e colla operosità, a crearsi una posizione onorevole.

Critico musicale è quasi sempre un musicista abortito, il quale, dopo aver pubblicato una dozzina di polke pel consumo dei salumieri od aver fatta rappresentare un'opera altrettanto elaborata che stucchevole, si erige a maestro dei maestri, spacciando nei giornali le futili teorie che sono, per gli ingegni impotenti, un soprapeso di zavorra.

Critico d'arte è sovente un pittore reietto dalle Accademie e obliato dai Committenti, i cui quadri si vendono sulle pubbliche aste e passano dall'uno all'altro rigattiere per intercessione della cornice.

Il mestiere del critico ha poi un lato umiliante.—Non avvi idiota, non avvi cretino, il quale non sia in grado, dal più al meno peggio, di esercitarlo. È facile stampare in un quadrato di carta: «Manzoni è un gramo poeta, Verdi fa della musica mediocre, Vela è uno scultore grottesco.» Ma è difficile assai scrivere il Cinque Maggio, fare un'opera come il Rigoletto e trarre dal marmo uno Spartaco.

I critici hanno comune coi somari questo melanconico istinto che, all'apparire di un insolito bagliore, si danno a ragliare tutti in massa. Un tale fenomeno può essere constatato da chiunque si dia la pena di studiare siffatti animali nelle loro espansioni intermittenti.

Quando io sento elevarsi dalla terra un intollerabile frastuono di voci asinesche, l'anima mia si apre alla gioia come all'annunzio di faustissimo evento. Quella gagliarda sinfonia di stromenti unissoni, mi avverte che sull'orizzonte della letteratura o dell'arte è sorto un novello astro.

Ma, via! non imperversiamo sugli altri—non aggraviamo la mano sugli antichi colleghi, sui nostri fratelli di ieri. Fui critico anch'io—anch'io ho peccato grandemente; anch'io ho fornicato, ho mentito, ho truffato…. Il pentimento e il rimorso non cancellano la colpa—ben altra espiazione si esige.

—Venite qua—e a voi più direttamente mi volgo, o amici sconosciuti, i quali per tanti anni aveste la bontà di rappresentare, dinanzi alle mie critiche più o meno bestiali, più o meno assurde e colpevoli, la parte di pubblico. È a voi che io dedico questa mia confessione generale; confessione sincera ed integra quant'altra mai, perchè fatta sotto l'intimazione di quel prete terribile che si chiama il rimorso, al cospetto di quel Dio esploratore delle reni e dei lombi, che si chiama la coscienza.

Una confessione generale! Sapete voi che gli è un affare assai grave!… Buon per me che, a compiere questo grande atto di espiazione, non ho atteso i singulti dell'agonia….