Io mi trovo, laddiograzia, sano di corpo e di mente; le stoltezze e le nequizie della mia gioventù mi sfilano dinanzi agli occhi come una schiera di camelli o di paperi….
Come si fa a coordinare queste tumultuose reminiscenze, a ricostruire questo passato pieno di errori e di perfidie, in guisa che la coscienza non abbia più tardi a rinfacciarmi delle ommissioni?—Lo ripeto: è un affare assai grave.
Sulle prime, m'era venuto in pensiero di riprodurre e di confutare con eroica abnegazione tutte le enormità da me stampate in quindici anni di vita giornalistica.—Ohimè! Come rileggere duemila e centosessantadue articoli, sperperati in varî giornali, e oggimai inghiottiti per la massima parte da quei tubi assorbenti, ove lo spirito umano, già tradotto in materia mercè l'inchiostro e la carta, subisce l'ultima, forse la più utile decomposizione, diventando concime?
E tante altre maniere di confessione mi erano passate per la testa….
Ohimè!—La confessione ripugna all'orgoglio umano—nè alcuno farà meraviglia ch'io mi sia data la pena di tradurla in una forma, la quale fosse atta ad esprimere il vero, senza troppo pregiudicarmi nell'opinione del mondo.
Vediamo se ci riesco.
Io mi farò ad esprimere colla più scrupolosa sincerità le impressioni da me raccolte nel campo della letteratura e dell'arte; dichiarerò i miei veri e spontanei apprezzamenti su tutto ciò che ho veduto, o letto, o ascoltato, o meditato nel corso della intera mia vita. La mia confessione sarà una rettifica ed una ammenda, ma io non avrò da arrossire che in faccia a quei soli, i quali vorranno darsi la noia di raffrontare le menzogne dell'antico peccatore colle schiette manifestazioni del critico ravveduto.
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Entriamo innanzi tutto nel campo della letteratura.
Fatta astrazione da Omero, che io lessi più volte con immenso diletto e pel quale professo la più sentita ammirazione, debbo confessare che il mio entusiasmo per i poeti dell'antica Grecia non salì mai a quel grado di elevazione ch'io lasciai supporre a' miei creduli ascoltatori.