Ciò che mi ha fatto stupire e quasi rabbrividire percorrendo i classici di ogni nazione, fu l'immoralità delle favole che essi svolsero in poemi drammatici, nonchè le triviali oscenità di che riboccano le loro commedie, le satire, gli epigrammi, le novelle. E nondimeno io pure mi sono unito al coro dei nostri critici-tartufi, per deplorare gli scandali della moderna letteratura, per ripetere che il dramma odierno è una scuola di corruzione, che il romanzo dell'epoca nostra rappresenta l'abbominio.

Così avvenne che, dopo aver applaudito senza riserva agli amori incestuosi di Fedra e di Mirra, alle orrende vendette di Medea, agli adulterii di Clitennestra, a quella sequela di tragiche inverecondie per cui si rese proverbiale la famiglia di Tieste, ho finto scandolezzarmi pei ravvedimenti di una Camelia innamorata, ed ostentai una grinza di pudore violato nell'assistere alle peripezie maritali del povero Clémenceau.

Perdonate, o giovani autori, perdonate alla mia ipocrisia!—Io non produrrò la circostanza attenuante dell'esser nato nel più ipocrita dei secoli; e non vi farò notare, a mia discolpa, che l'ipocrisia viene oggimai considerata, fra gli scrittori da gazzette, una figura rettorica;—ma farò degna ammenda delle mie ingiuste e stolide invettive, protestando che nessuno dei moderni drammaturghi ardirebbe oggi presentare sulla scena una figlia innamorata del proprio padre; come nessun poeta bernesco oserebbe segnare col proprio nome degli epigrammi sconci e indecentissimi come quelli di Marziale.

Non esigerete che io ripercorra tutta la biblioteca dei classici per mostrarvi quante volte ho mentito degli entusiasmi per autori non letti, o letti sbadigliando.—Forse meno che altri miei colleghi ho abusato del gran nome di Dante Alighieri. Pure, non debbo tacervi che, mentre ebbi la costanza d'imparare a memoria tutta la cantica dell'Inferno e di rileggere quattro volte il Purgatorio, non mi tengo ben certo di aver toccato la fine del Paradiso. Voi mi perdonerete, o lettori, se trattandosi di un poeta che ottenne onori divini, io dovetti posare da enfatico ammiratore di lui, fino al punto di dichiarare che ciascuna delle sue terzine è un vasto poema, che tutti i suoi versi meriterebbero di esser stampati in lettere d'oro, compreso anche:

«Ed egli avea del cul fatto trombetta.»

Queste iperboli mi valsero la stima di parecchi dotti, ai quali ero sempre apparso un dappoco.

Ne' miei giudizi sui quattro illustri poeti che più si onorano in Italia, ho vilmente mentito affermando di prediligere il cantore di Madonna Laura, mentre in realtà le mie più vive simpatie erano per l'Ariosto. Non ho mai potuto leggere tutte di seguito quattro pagine del Canzoniere, e nondimeno ho osato stampare che i versi del Petrarca, compreso anche:

Fior, fronde, erbe, ombre, antri, onde, aure soavi

danno una melodia di paradiso.

Se un poeta moderno commettesse una si orribile cacofonia di elisioni, verrebbe lapidato.