Questa mia maniera troppo blanda di trattare la polemica non dà certo una idea molto edificante del mio carattere, e qualcuno scorgerà in essa la vera ragione per la quale io diserto innanzi tempo dall'esercito dei critici. Uno scrittore che non sa dire al suo avversario: Tu sei un ladro e tuo padre faceva la spia, non può esser degno di sedere nel consorzio giornalistico.
Ho preso una parte abbastanza vivace nella lotta che oggi si combatte fra i musicisti del passato e i musicisti dell'avvenire. Ebbi torto. In una questione che i posteri soltanto potranno sciogliere, i critici del presente fanno la figura dell'imbecille.
Sarei troppo lungo se volessi enumerare tutte le adulazioni e le bassezze di che mi resi colpevole parlando di cantanti, di comici, di ballerini, di mimi e di istrioni di ogni genere. Ho dato del celeberrimo a più di trecento tenori, dell'insuperabile a più di quattrocento donne, dell'inarrivabile a più di seicento baritoni; ho chiamato silfidi e figlie dell'aria, delle ballerine che pesavano cento chili, ed ho gratificato del titolo di professori dei suonatori di piffero, dei raschiatori di contrabasso, dei martellatori di gran cassa….
Eppure, a pensarci una intera giornata, fra i molti da me uditi e portati al quinto cielo dai miei encomî, riuscirei difficilmente a mettere assieme cinque nomi di tenori, dieci nomi di prime donne, quattro nomi di baritoni, ai quali competesse il titolo di artisti perfetti.
E quante volte, encomiando dei cantanti, ebbi ricorso al confronto di Rubini, di Filippo Galli, di Lablache, della Pasta, della Posaroni, del Duprez e di altri famosissimi che fecero la delizia di mio nonno!
Non ho io scritto che il tale attore ricordava nell'incesso il gran Talma? che la tale attrice riproduceva l'energia e la passione della Pelandi? I miei lettori, naturalmente, mi avran creduto decrepito. No: io non era che uno stolido mistificatore, il quale citando delle celebrità mummificate, aspirava a divenire autorevole.
Non vi dirò quante volte ho sentenziato di opere e di artisti senza avere assistito allo spettacolo e prima ancora che lo spettacolo avesse luogo; tacerò le frequenti gherminelle degli articoli preparati di lunga mano e pubblicati all'indomani di una prima rappresentazione. Tutto il mondo ha ammirato la vivacità e la copia della mia prosa estemporanea, ed oggi il mio amor proprio si risentirebbe troppo vivamente nel dover disingannare i buoni lettori.
Una sola discolpa, od almeno circostanza attenuante, mi sia lecito addurre:—Sono io stato il più tristo, il più assassino, il più vituperevole dei critici?—Oserei quasi rispondere che i più onesti non si comportano altrimenti.
Giuda Iscariota