Il fruscìo di una veste di seta attrasse nuovamente i nostri sguardi verso la porta, e una giovinetta leggiadrissima si fece innanzi salutandoci tutti quanti con spigliatezza elegante.

—Ecco la mia figlia più adulta, sclamò Alba-di-maggio. Il di lei nome…

—Vediamo un po' se questo bel signore è capace di indovinarlo! interruppe la giovinetta indirizzandosi a Gallo-di-fuoco che stavolta avea fatto quattro giri di piroetta per dissimulare la propria emozione.—Per agevolarvi un tal compito, vi dirò che il mio nome riproduce un tratto caratteristico del mio volto…. dunque, fissatemi gli occhi in viso… e poi… dite…!

—Il vostro nome, riprese Gallo-di-fuoco al colmo della emozione, non può esser che Occhio-di-Anémone… ovvero…

—Abbasso l'ovvero!—gridò la fanciulla battendo le palme—avete colto nel segno di primo tratto… Io mi chiamo Occhio-di-Anémone… come voi, mio bel signorino, dovreste chiamarvi…. dovreste…. chiamarvi…. Via! Ajutatemi un poco…

—Nel mio nome, rispose il giovane con ansia mal dissimulata, si riassumono due tratti caratteristici della mia figura e del mio temperamento.

—To! To! strano davvero! sclamò la fanciulla ridendo—sta a vedere che i vostri parenti hanno avuto il cattivo gusto di battezzarvi Pollo-di-fuoco!» Il giovane arrossì e chinò la testa con aria mortificata—poi disse: fra un pollo ed un gallo vi hanno poche differenze apparenti—ma io ritengo che in ogni caso della mia vita farò onore a quei presaghi osservatori della mia adolescenza che mi chiamarono gallo.

Ciò detto, il giovane mi trasse in disparte per mormorarmi all'orecchio: «io sono furiosamente innamorato di Occhio-d'-Anémone—ma vedo che Ella non vorrà saperne di me, e che io dovrò morire di crepacuore.

Una voce melodiosa che augurava il buon giorno a tutti riscosse il giovane isolano da quell'effimero abbattimento.

Era entrata nella sala la sorella di Occhio-d'Anémone.