—Se queste signorine lo permettono, disse balbettando, io spalanco le invetriate che danno sul giardino…

—In giardino! in giardino! strillò all'unissono quel festevole coro di fanciulle. E senz'altro, circondarono Gallo-di-fuoco, lo afferrarono per le mani; per le code del soprabito, e saltando, ridendo, trillando, lo trassero fuori del salotto.

Io rimasi nel salotto col precettore.

—Che ne dite? mi chiese Spugna-di-Senno; a voi, nato e vissuto in
Europa, i nostri costumi parranno alquanto singolari…

—Tanto singolari, che se voi, sapientissimo e facondissimo precettore, non mi porgete qualche schiarimento, io non saprò mai spiegarmi quanto ho veduto ed udito in questa casa. Ciò che più mi ha sorpreso, ciò che quasi mi ha scandalizzato, fu la petulanza, o piuttosto (scusate s'io parlo franco), la impudica sfrontatezza di quelle fanciulle. Da noi in Europa…

—Conosco, conosco la vostra vecchia Europa, interruppe Spugna-di-Senno. Non parlatemi dei vostri costumi. Se poi volete formarvi un giusto criterio dei nostri, mettete da banda i pregiudizi e le ipocrisie; e innanzi tutto fissatevi ben in capo quanto vado a dirvi, che qui da noi nessun legislatore o ministro del culto s'è mai sognato di infliggere una nota di infamia a quell'atto di propagazione che la natura si piacque imporre a tutti gli esseri organizzati. Anche noi abbiamo poetizzata questa istintiva e provvidenziale attrazione dei due sessi, chiamandola: amore. Anche noi, convinti che il libertinaggio produce il deperimento fisico e morale delle razze, abbiamo riconosciuto la necessità di moderarlo con provvide leggi. Non per questo abbiamo velato la statua del Dio; non abbiamo calunniato la natura. Voi avete detto: l'amore è un peccato; noi ci riteniamo più morali e più logici di voi, coll'aver proclamato che l'amore è un dovere ed un diritto di tutti gli esseri viventi. Dopo questo, non vi recherà meraviglia l'udire che il matrimonio è obbligatorio per tutti gli abitanti dell'isola nostra, salvo i pochi casi nei quali si presentino delle incompatibilità fisiche.

—Vi hanno dunque delle eccezioni…?

—Di queste parleremo in appresso. Permettete che innanzi tutto io vi esponga brevemente i principali articoli del nostro codice coniugale. Appena compiuti i vent'anni, ciascun cittadino dell'isola è autorizzato ad ammogliarsi; ma la fase che noi chiamiamo obbligatoria comincia ai ventitrè anni e finisce ai trentacinque. Quando io vi abbia soggiunto che l'età dello sposo non deve mai eccedere di tre anni quella della moglie, e che qui da noi le proposte matrimoniali si fanno in ogni caso dalla donna, comprenderete per quali ragioni il così detto giro di nozze viene dalla più parte dei nubili intrapreso in età giovanissima.

—Questa è nuova! interruppi crollando il capo.—Si fa dunque, in codesta isola vostra, precisamente l'opposto di ciò che si pratica da noi. Ora comincio a capire perchè quelle fanciulle da me poco dianzi vedute mi parvero sì petulanti e sfrontate—ma non comprendo per qual ragione vi paja utile ed onesto che le proposte matrimoniali partano da quel sesso, il cui più bell'ornamento dovrebb'essere, a veder mio, la timidezza e il pudore….

—Europeo incancrenito!—sclamò Spugna-di-Senno coll'accento della più sentita commiserazione—non comprendete! non comprendete!…ed io comprendo benissimo come da voi certe cose non si possan comprendere! Per rendermi comprensibile, non ci ha dunque altro mezzo; convien proprio ch'io vi metta sottocchio i bei risultati che si ottengono nei paesi vostri, dove si segue l'opposto sistema. Eccovi una delle vostre fanciulle; poniamo pure la più bella, la più buona, la più saggia delle figlie di Europa. A diciasette, a diciotto, a vent'anni, malgrado l'abbominio onde voi, sapientissimi e morigeratissimi, avete stigmatizzato il divino istinto della natura, ella pur sente il bisogno di amare e di essere amata. Ma voi le avete insegnato che bisogna reprimersi e dissimulare. Voi le avete detto che è contrario alle leggi della onestà, del pudore, che so io, manifestare ad un giovane dei sentimenti altrettanto soavi che naturali ed onesti. Voi condannate questa giovinetta alle noje della sterile aspettazione. Voi credete di sublimare la vergine, e create una martire tormentata da desiderii infecondi. Ch'ella aspetti. Non è lei che deve scegliere. Ella deve ricacciare nel profondo del cuore le vivaci simpatie che ad ogni tratto vorrebbero irrompere. E frattanto passano gli anni… Io voglio ammettere che a tempo opportuno, prima che il tormento degli insoddisfatti desiderii non l'abbiano logorata fisicamente e moralmente, alla vostra fanciulla si presenti… un aspirante. Voglio supporre che respinte le proposte del primo, perchè ripugnante ed uggioso, si presenti il secondo ed il terzo… Ma ditemi—signorino mio—credete voi che su cento matrimonii assortiti alla vostra bella moda Europea, ve ne abbiano cinque, ve ne abbiano due, pei quali una giovine donna vegga realizzarsi i suoi voti, i suoi sogni d'amore? Fortunate davvero le vostre fanciulle! Voi vietate ad esse di scegliere, voi le obbligate a subire. E subiscono, le disgraziate; subiscono per impazienza talvolta, più spesso, per disperazione. E poi vi lagnate se più tardi esse vi fanno quei graziosi regali!… Ma voi siete forse ammogliato, ed io mancherei alle leggi della buona creanza completando il mio pensiero. Spero essermi spiegato abbastanza perchè voi possiate rettificare i vostri criterii sulla moralità delle nostre fanciulle, sulla saggezza delle nostre leggi e dei nostri costumi.