[2] Accade sovente di leggere nelle commemorazioni necrologiche la frase seguente: «insomma egli era sì onesto, sì buono, che non ebbe mai un nemico.» Se qualcuno nel giorno delle mie esequie venisse a recitarmi sulla fossa, un complimento di tal genere, vorrei che i becchini gli menassero tra il capo e la schiena quattro buoni colpi di zuppa, tanto da insegnare a tutti gli oratori da camposanto che un peggior insulto non si può fare alla riputazione di un galantuomo. «Non aveva nemici!… Ma era dunque un grand'asino, questo povero morto!…» Tale sarebbe o dovrebb'essere il commentario di ogni persona di buon senso.—Hai tu conosciuto degli uomini di mente e di cuore (non ti parlo dei grandi pensatori, dei celebri artisti, degli illustri capitani, ecc., ecc.) i quali, per poco abbiano studiato o lavorato a vantaggio o servigio dei loro simili, non siensi tirati addosso una tempesta di odii e di inimicizie? Non basta forse che uno emerga dal comune per qualche favilla di intelligenza, per qualche dote speciale del cuore, perchè il mondo lo faccia scopo di rancori, di odii e di persecuzioni? Per farci benvolere da tutti, bisogna esser nati cretini, o avendo sortito dalla natura un po' di ingegno e di cuore, comportarci di tal guisa che nessuno mai abbia ad invidiarci.

[3] Le Società del Quartetto sono un'ottima istituzione; ma in Italia non hanno prodotto verun utile risultato. A Milano il Quartetto venne iniziato da un nucleo di letterati e musicisti pretenziosi, i quali da bel principio ne profittarono per mettersi in mostra. Ai concerti intervenne, per moda, la così detta fine-fleur della società; là si cominciò a parlare di arte aristocratica, di grand'arte, ecc., ecc.; là si crearono i primi entusiasmi artifiziali, si organizzarono le camorre, si inventarono i genii dell'alta scuola. La Società del Quartetto divenne a Milano il sabba classico dei musicisti convulsionarii. Molte dame isteriche si videro finger l'estasi e la catalessi per una suonata di Beethowen. Si cominciò a parlare con schifo della musica italiana; si chiamarono volgari Rossini e Verdi—e furono poi stampati e portati a cielo dalla haute-claque dei versi e delle musiche cui non mancherà l'applauso dei posteri, se i posteri vorranno essere, come da molti si spera, più cretini di noi.

[4] Se avete moglie; se dessa è una di quelle donne eccezionali che, uscendo da onesta famiglia, recano nel domicilio coniugale i propositi della virtù e della fede—una di quelle donne volgari, stupide, antidiluviane, alla cui felicità può bastare l'affetto del marito e dei figli—se, in una parola, vostra moglie fosso tanto sciocca da amarvi e viver paga del vostro amore; non vi è che un mezzo onde voi possiate educarla in guisa che ella si renda degna di mettersi a pari colle dame del buon genere. Obbligatela ad un corso di rappresentazioni drammatiche al Manzoni o in altro teatro dove si recita la buona commedia. Dopo venti o trenta serate di tal regime, vi prometto che ella comprenderà perfettamente di esser stata una gran bestia ad appagarsi di voi, e quando meno ve lo aspettate, verrà a declamarvi sul muso l'apologia dell'adulterio. Una donna onesta null'altro può imparare alla scuola del teatro moderno.

[5] Qualcuno bramerà sapere chi sia questo Gellio, al quale sono indirizzati molti de' miei epigrammi. Dirò: Gellio non è un individuo, sibbene il riassunto di molti individui. È un composto di asino e di briccone; di asino che sa scrivere, di briccone che ha l'aria di gentiluomo; sono tipi che abbondano. Io n'ho visti e praticati parecchi, e spero che picchiandone uno, la battitura venga sentita da molti.

[6] In un mio recente viaggio lungo la penisola, soffermandomi in certi gabinetti che non è bello nominare, ho dovuto convincermi che l'incarico della decenza pubblica e privata oggidì viene esclusivamente affidato ai prodotti della stampa periodica. In molti casi, sono due imbratti che si incontrano.

[7] In seguito alle perquisizioni praticate a Parigi l'anno 1871 negli Uffici della Comune, venne trovata la seguente lettera, diretta da Giulio Vallés al cittadino Protot:

«Mio caro amico,

«Considerando che la più parte de' miei impiegati scrivono il francese come altrettanti conduttori d'omnibus

«Considerando che la grammatica è il più grande dei pregiudizî, la più stupida delle convenzioni stabilite dalla antica tirannide, ecc. ecc.

«La Comune di Parigi decreta: