—Se scendo all'orticello,
Cui bieco irride il sole,
Le assiderate aiuole
Mi chieggono un mantello….
Gli alberi incappucciati
Come convalescenti
Ringhiano da dannati:
Dio! che dolor di denti!

—Pur, dai gracili steli
Una pallida rosa piccioletta
In bianca parrucchetta
Sfida il rigor dei geli;
Tanto bella e gentil, che la diresti
Ai languidi colori, ai tratti mesti,
La crèola di Balzac,
Una smilza figura
Di Dorè, di Kaulbach,
Una giovin marchesa in miniatura.
Se non temessi offenderti,
Piccola Pompadour,
Vorrei offrirti un cigaro Cavour!

—Là, sulla opposta riva,
Poderosa, anelante,
Una locomotiva
Fra i gioghi si allontana,
Come un tetro elefante
Che sbuffi il fumo d'un superbo avana.
E dietro a quella sfilano schierati
Dieci vagoni in sembianza di abati
Che vanno al Giubileo
Grugnendo il Laus Deo!

—Sull'ultimo vagone
Gaia e modesta ascendi,
O mia nuova Canzone;
E nella letteraria sinagoga
Se mai, per caso, apprendi
Che oggigiorno hanno voga
Dei carmi così fatti,
Raccomanda a chi studia pöesia
Di andare a scuola all'ospedal dei matti.

L'UOMO-PALETOT

Questi, che vedi muoversi
Se per le vie ti inoltri,
Son uomini o soprabiti?
Son soprabiti o coltri?

Uomini son, dal lùgubre
Saio così sformati,
Che, a vederli, ti paiono
Armadii impelliciati.

Un dì, se più farnetichi
Della moda il capriccio,
Costor vedrem per tunica
Vestire un pagliericcio.

E son gli elegantissimi….
Sono i liòns dei corsi!
Eh! via! ribattezzatevi
Ippopotami od orsi!

Se d'uomo qualche pallida
Sembianza ancor serbate,
In voi tre tipi adunansi:
Birro, bromista e frate.