In carcere il tapino
Fu trattenuto un mese;
Quindi, lasciò Torino,
Tornò nel suo paëse,
Dove il volere altrui
Fu tanto avverso a lui,
Che, stanco di soffrire,
Gridò: voglio morire!
Ai gridi disperati
Fortuna non è sorda;
Tra ferri e cenci usati
Trovò un chiodo e una corda:
Confisse a un muro il chiodo,
Fece alla corda un nodo,
Pose nel cappio il collo.
E diè l'estremo crollo.
Così dal mondo è uscito
Il povero Tommaso;
E forse egli è partito
Convinto e persuäso
Che quand'un, per disfarsi
Dai guai, vuole appiccarsi,
Non sempre, ma però
Qualche volta lo può.
NOTE ALLE POESIE SATIRICHE
[1] Questi versi furono stampati nel Giornale Capriccio.
[2] Dovranno correre ancora molti anni prima che in Italia si comprenda che cosa significhi Libertà, quali diritti essa accordi, e quali doveri imponga ai singoli cittadini. Un saggio del come si intendano e si esercitino i diritti liberali nel nostro paese io l'ho dato anni sono nel breve scritto che amo qui riprodurre.
LAMENTAZIONE DI UN LIBERO CITTADINO
Il cielo era folto di nuvole.
La pioggia cadeva a torrenti….
E in quella giornata (non ricordo se fosse di giugno o di luglio) sfolgorava, per la prima volta sulle pianure di Lombardia il sole della libertà.