I cittadini che, allettati da quel sole allegorico, erano usciti senza ombrello, rientravano la sera cogli abiti inzuppati. Taluni, assaliti da atroci reumi, agonizzavano lietamente al suono delle fanfare piemontesi.

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È inutile che io mi interrompa per sciorinarvi una professione di fede. Sono un liberale, un patriota—tale almeno ho supposto di essere fino al giorno in cui, per una fantasmagoria inesplicabile, ho dovuto convincermi che gli ex-commissari, le spie i poliziotti dell'Austria erano più liberali e più patrioti di me.

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—Non è detto che tutti i buoni patrioti debbano anche esser ricchi.—In quella piovosa giornata, nella quale, come ho detto, il sole della libertà illuminava per la prima volta le aguglie del nostro Duomo, io possedeva due lire e pochi centesimi.

Avevo pranzato solennemente colla metà del mio peculio.—coll'altra metà mi ero procacciata la festa di alternare dei brindisi all'Indipendenza d'Italia in compagnia di due bravi bersaglieri.

Alla sera—rientrato nelle mie stanze—mi sovvenni di aver esaurito
tutto l'olio della lucerna e—ciò ch'era più triste—di non possedere
un baiocco per provvedermi d'altro lume.

Mi coricai al buio.—Il sole della libertà non cessava di splendere sull'Italia—ma la mia camera, ve ne do parola, era oscura come la coscienza di un fornitore di armata.

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Non importa—pensava io, ravvolgendomi fra le coltri—questo benedetto sole della libertà è pure comparso stamane—si può bene, per una notte, far a meno delle candele….