Did. Chi osa interrompere la regina?...
Berta. Perdonate, augusta sovrana... Ma noi si fa di tutto... per distrarvi dalla vostra grave melanconia... La principessina Anna non ha pratica di queste faccende... e bisogna esprimersi sotto metafora... Io voleva dire che quando si è abituati a prendere il thè, non è più possibile farne senza—e siccome... una giovane... e bella... e possente regina quale voi siete, o augusta Dido, tiene a sua disposizione tutti i magazzeni dello Stato...
Did. (colla massima collera). E tu osi supporre!... Animo! via!... sentiamo un poco cosa tu intendi per questi magazzeni dello Stato!... Fuori la frase tutta intera! Vediamo fin dove può giungere la impertinenza delle mie cameriere... dopo che il mio Sichéo ebbe la debolezza di accordare una costituzione.
Cliv. Regina: non vi adirate... Io pure sono di avviso...
Did. Tu pure, civettuola!...
Rub. Eccelsa regina... piuttosto che vedervi morire di dolore...
Did. Sentiamo un poco: piuttosto che vedermi morire...?
Berta. Sentite regina... Anch’io ho avuto i miei giorni di immenso lutto, allorquando venni a perdere il mio primo marito, che era, come sapete, il gran cuoco delle vostre reali cucine... La prima notte, ho sentito il sangue montarmi alla testa... e fui sul punto di commettere uno sproposito... Ma poi, riflettendo bene, ho veduto che la sventura non era irreparabile, ed ho finito collo sposare Medonte, il maniscalco dei vostri augusti cavalli.
Did. Sciagurata!... E non hai sentito, nella prima notte dello spergiuro imene, spalancarsi gli abissi?—non hai veduto giganteggiare presso il talamo l’ombra fiera e sdegnosa dello spento consorte?