Riconoscendo, come non si può a meno di riconoscere, il grave danno che deriva alla società dal lusso sfrenato della donna, è da approvarsi nei Celibe–massoni la moralità dello scopo, sebbene rimanga ancora discutibile la idoneità dei mezzi ch’essi prescelgono a conseguirlo.

V’è una quistione che innanzi tutto vuol essere risolta—sapere se la donna sia sola colpevole del suo lusso, ovvero se l’uomo, se il marito in ispecie, non sia la causa prima di quegli eccessi cui si vorrebbe por freno.

Prima di entrare per nostro conto in un dibattimento di tale natura, vediamo come altri lo abbia iniziato e con quale effetto. Trasportiamoci a Nuova York, e prendiamo parte all’ultimo meeting dei Celibi–massoni, dove un individuo del sesso accusatore (il signor Gozléz di Salamba, presidente della nuova società), e un individuo del sesso accusato (miss Conninghs Hevers) gettano i preliminari di questa polemica che interessa tutto il mondo.

Il discorso del signor Gozléz di Salamba di tal modo viene riassunto dai giornali americani:

«Signori (volgendosi alle tribune esclusivamente occupate dai membri della società):

«Tutti i documenti che ci eravamo prefissi di raccogliere, per dimostrare le calamità provenienti dal lusso smodato delle donne, sono raccolti e fra poco verranno pubblicati. La infernale civetteria delle donne è divenuta il flagello della umanità.

«Oggimai non è più possibile ammogliarsi ad un giovane onesto e regolato nel vivere (sensasione).

«A vent’anni le giovinette esigono tal lusso, quali le madri non avrebbero mai sognato (verissimo!) Il cervello vuoto delle giovani non si nutre che di futilità dispendiose. Esse vogliono ad ogni costo brillare, ignorano che la modestia è il più bel ornamento di una giovane (bravo!) e la sfacciataggiene sovviene in esse al difetto d’istruzione, che più non si curano di acquistare (approvazione). In tali condizioni, signori, qual giovine, che non possegga se non che mediocri mezzi per vivere, può avventurarsi in buona fede a prender moglie? S’egli si imbatte in una giovane fedele ai suo doveri (rara avis!) è ben certo di renderla infelice non soddisfacendo ai suoi dispendiosi gusti.

»Se s’imbatte in una donna meno scrupolosa—ed è il caso più probabile—che addiviene del suo onore? A qual prezzo viene acquistato il lusso con cui si abbiglia la sua consorte?... Il marito deve intraprendere delle speculazioni superiori alle sue forze per accontentare la civetteria sempre insaziabile della sua sposa, e la sua probità finisce per naufragare. Quanti esempi non ne vediamo ogni giorno! In altri tempi vi erano delle donne che si occupavano delle cose domestiche; ve n’erano anche di quelle, che, in caso di bisogno, avrebbero prestato mano al capo di famiglia in ciò che il loro sesso comportava. Oggi avviene forse lo stesso? (no!) Le nostre donne non vogliono prendersi cura dell’andamento domestico, e preferiscono di vivere in locande o in pensioni ove la loro civetteria e la loro infingardaggine si sviluppano a tutto bell’agio e dove coll’ozio ad esse sopraggiungono i cattivi pensieri.

»Il povero marito è occupato de’ suoi affari; la moglie va girovagando pei negozi, sen va a passeggiare nel Parco o nel Broadway, e non avendo nulla a fare in casa, ha mille volte il tempo e la facilità di aumentare il suo lusso quocumque modo. Quanto a lavorare a punta di dita in caso di sventura, era una cosa buona per le matrone del tempo passato. Una donna che lavora, foss’anche per nutrire i figli, non è più una lady; essa crederebbesi abbassata al livello de’ suoi domestici.