»I nostri antenati si ammogliavano per avere un focolare, una famiglia, dei figli. Chi si ammoglia ai giorni nostri rischia di non avere nè l’una cosa nè l’altra. Non un focolare, perchè le nostre signorine preferiscono la vita dei corsi alla vita domestica; non una famiglia, perchè le nostre mogli non hanno nè lo spirito, nè lo istinto dell’ordine, e ve ne sono di quelle che sacrificherebbero padre e madre ad un gioiello, ad un merletto, ad un cappello, ad un cachemire; e a più forte ragione sacrificherebbero un povero diavolo di marito (risa).

»Non figli, o almeno un numero limitato, perchè l’allevarli è dispendioso, perchè una signora coperta di raso e di merletti non vuol esporsi a tenere un bambino sulle ginocchia, nè a lei parrebbe decente il trattare le fasce e i pannolini sudici colla mano infiorata di polvere di riso (benissimo).

»Innanzi a tali fatti, di cui niuno potrebbe negare la triste realtà, non è egli conveniente, o signori, per salvare la morale e sopratutto noi stessi, di fondare un’associazione che, pel suo numero, per la solidità de’ suoi principi, dia una lezione alle nostre giovani donne di Nuova York? (sì, bravo!) Questa associazione già esiste, noi ne formiamo l’anima, ma bisogna propagarla ed estenderla. È duopo mettere le signorine stravaganti in quarantena (sì! sì!) È mestieri pertanto proclamare che noi amiamo se non altro la semplicità; che non c’è bisogno, per piacerci, di spendere per un vestito la rendita di un mese ed anche di un anno! (bravo!) Rimanendo celibi, signori, noi ci guarentiamo da un flagello cento volte più a temersi del colera e della peste. E voi vedrete che colla nostra risoluzione costringeremo le giovani a ravvedersi. Noi possiamo fare a meno di esse, elleno non potrebbero fare a meno di noi.

»Il giorno in cui il loro cuore si aprirà ai sentimenti del vero affetto, in cui il dollaro non sarà più il loro Dio; quando il buon senso sarà rientrato nel loro cervello, allora soltanto noi consentiremo a infrangere i nostri voti per immolarci nuovamente sull’altare dell’imene. Per ora, il nostro giuramento sia quello del perpetuo celibato. Morte al lusso! Viva le semplicità e l’economia! Non più matrimonio! Ecco la nostra parola d’ordine. (Applausi prolungati; tutti si precipitano in folla per congratularsi coll’oratore).

A questo discorso dell’onorevole presidente del meeting, altri ne seguirono più concitati e più violenti. Tutti i membri della società vollero prendere la parola per lanciare una rampogna, un crudele sarcasmo contro il sesso incriminato.

Noi non riporteremo quelle invettive, le quali, per essere più spietate, danno una maggior evidenza ai fatti ed alle argomentazioni dell’onorevole Gozléz di Salamba.

Ma perchè la questione sia posata dinanzi ai nostri lettori in guisa da escludere per parte nostra qualsivoglia sospetto di parzialità, non indugieremo a riprodurre le vivaci proteste del sesso accusato, quali pel labbro di una avvenente donna vennero formulate in una breve arringa.

Miss Conninghs Hewers fu l’ultima a prendere la parola nel famoso meeting di Nuova York e—affrettiamoci a dirlo—i maggiori applausi furono per lei. Tutta l’indignazione di un sesso calunniato trabordava dal suo volto, dai suoi sguardi, dalla sua eloquenza fulminea. La leonessa ferita ruggì terribilmente, e tutta l’assemblea mascolina n’ebbe terrore.

Alla fine del suo discorso, miss Conninghs Hewers fu portata in trionfo dalle fanciulle intervenute all’adunanza—e i molti giovani appartenenti alla setta dei Celibi–massoni si ritrassero col pentimento nel cuore.

Per parte nostra non ci lasceremo influenzare da questo trionfo dell’eloquenza femminile. Riconoscendo una parte di vero nelle parole proferite dalla giovane americana in difesa del proprio sesso e in accusa del nostro, attenderemo che i nostri spiriti si ricompongano a perfetta calma per proferire un giudizio definitivo.