Frattanto eccovi il discorso di miss Hewers:
»Di chi è la colpa, o signori?—ecco la questione—di chi è la colpa, domanderò io colla mia debole voce di donna—poichè voi, nell’impeto cieco dei vostri risentimenti, avete obliato che questa dovrebbe essere la prima questione!—Avete raccolto dei documenti per dimostrare le calamità provenienti dal nostro lusso—e fu inutile fatica, o signori, perchè noi siamo le prime a convenire di questa deplorabile verità.
»Chi ha creato a noi donne la necessità del lusso, chi ha fomentato nei nostri cuori le ambizioni smodate? chi ci ha sospinte in questo vortice fatale che inghiotte tante vittime umane?—Voi... (tumulti e segni negativi dalle tribune massoniche). Voi... lo ripeto con tutta la mia voce, rinvigorita in questo momento dalla più ferma convinzione!.... Sì! il nostro lusso non è che una conseguenza inesorabile dei vostri disordini, delle vostre follìe—e poichè tutto si ha da dire—della vostra brutalità (sensazione).
»Voi avete torto di accusare le nostre esigenze giovanili. A sedici anni non vi è fanciulla che domandi di soffocare sotto gli ornamenti artificiali le rose seducenti della sua primavera. Le fanciulle amano la semplicità—si sentono troppo forti delle loro attrattive naturali per invocare il soccorso delle stoffe e dei metalli. Una mussola di venti lire, un nastro di pochi soldi, un cappellino di paglia, due fiori—ecco ciò che domandano le fanciulle!—Tale è l’istinto di di questi giovani cuori pieni di poesia, che vi fanno l’onore—o bruti della specie mascolina—di credervi animali ragionevoli, dotati di qualche istinto gentile!
»Orbene: ditemi un poco, o grossi orangotani col cappello a cilindro—qual è di voi che riveli tanto buon gusto da apprezzare il semplice e modesto abbigliamento di una giovinetta?
»Le rose naturali di un freschissimo volto non hanno attrattive per voi. Voi disdegnate i puri contorni, le forme palpitanti che si esprimono attraverso una gonnella di mussola e di lino.
»Voi correte all’artificiale ed al falso. Un volto di quarant’anni ingrommato di polvere di riso e di belletto, due sopracciglia affumicate, un cumulo di capelli che non osate chiamare parrucca, una crinolina vaporosa... ecco ciò che vi attrae, ciò che voi preferite.—Voi volgete le spalle alle vergini figlie della natura, e cadete in ginocchio davanti ad una guardaroba che vuol essere una donna!—Ci rimproverate il nostro lusso, e poi andate in estasi per una stoffa di broccato, e correte a baciare dei volti che ogni mattina si fabbricano una epidermide al prezzo di venti franchi (applausi).
»E quando noi diventiamo vostre mogli? È triste cosa per una donna quale io mi sono, dover rivelare certi misteri dinanzi ad un’assemblea così numerosa. Ma io lo farò, perchè l’onore del mio sesso lo esige.
»Dopo aver consumato la vostra prima giovinezza nel libertinaggio e nelle crapule, corrosi dalle malattie, estenuati, qualche volta ributtanti per cicatrici ingloriose, voi ci elevate agli onori del vostro talamo glaciale, promettendoci delle dolcezze, che dopo un mese non sarete in grado di mantenerci (sensazione).
»L’onorevole presidente di questa assemblea ha osato accusare la nostra sterilità. Io lo pregherei di cercare nel suo sesso le origini di questo fenomeno, d’altronde naturalissimo! (Alcuni membri dell’assemblea abbassano la testa). Quei nostri antenati che si ammogliavano per avere dei figli, recavano alle loro donne dei mezzi abbastanza idonei allo scopo, non erano tanto stolti da esigere che tutto si facesse da noi. (Applausi prolungati dai banchi delle signore).