»Un focolare... una famiglia!—Siamo noi che vi ricusiamo le intime gioie del focolare domestico? Noi che passiamo nelle case la massima parte delle giornate—noi che nei primi mesi di matrimonio vi attendiamo alla notte colla trepidazione nel cuore, che corriamo all’uscio per ogni menomo rumore nella speranza di vedervi sopraggiungere—che vegliamo spesse volte infino all’alba colle pupille lacrimose, mentre voi gozzovigliate alla bettola per rientrare briachi a infastidirci di un amplesso impotente! (Il presidente dell’assemblea nasconde la faccia sotto il banco).

»E cosa venite a dirci? Qual è il conforto che voi recate al nostro amore? «Com’era bella questa sera la moglie dell’ambasciatore brasiliano col suo fulgido diadema di brillanti!... Com’era seducente la prima donna dell’opera italiana con quella sua bernouse tempestata di fiori d’oro!» E osate perfino... osate rammentarci le mantenute, le cortigiane, tutta la mandra che si prostituisce... E vantando la loro civetteria, quasi ci animate a prenderne esempio!

«Vi rovinate per noi! Ciò può avvenire qualche volta, ma noi vi roviniamo per compiacervi. L’istigazione è partita da voi. La nostra semplicità, il nostro amore vi trova indifferenti—noi procuriamo di sedurvi, di tenervi legati a noi colle attrattive degli adornamenti, con quell’orpello che il vostro gusto pervertito apprezza più dell’oro.

»Che dirò poi dei fatui mariti, dei mariti capponi, dei mariti nati cervi, i quali non d’altro si compiacciono che di esporre le loro mogli all’ammirazione del pubblico, e vogliono dire ad ogni costo: mia moglie era la meglio abbigliata alla festa—la mia signora attirava tutti gli sguardi col prestigio della sua toilette—la mia signora era l’idolo di tutti!—E poi si lagnano del lusso! E poi dicono che noi... siamo causa della loro rovina!...

»Poveri cervelli vuoti che non potete riconoscere la vostra insensatezza! Noi vi rechiamo una moglie, e i vostri pensieri, le vostre sollecitudini son tutti rivolti a farne una meretrice! (Sensazione profonda).

»Orbene, poichè siamo giunti a discutere le nostre ragioni ed i nostri torti, si sospendano pure le nostre relazioni.

»Le fanciulle di Nuova York si associno al vostro grido: non più matrimonio! E quanti sono in America e nelle altre parti del mondo cuori di donna che sentono la propria dignità, faranno eco al nostro voto!

»Rimaniamo pulzelle!—Se infino ad oggi abbiamo potuto transigere colla brutalità dei mariti nella illusione di poter incivilire questa razza—ora, dacchè essi ingratamente e stolidamente ci accusano dei loro torti, non è più lecito verun accomodamento fra i due sessi.

»Vergini di Nuova York: la vostra linea è tracciata—abbominio a questi mostri che ci pervertono e ci accusano! abbominio ai mariti!»