Pref. In nome della regina Dido, salvete, o illustri Troiani!

Enea (inchinandosi fino a terra). Eneas troianus prenceps gratias agit vobis quamplurimas!

Pref. Mi spiace di non poter comprendere la vostra bellissima lingua, e più ancora mi duole di non poter esprimere nel vostro gentile idioma il graziosissimo invito di Sua Maestà la regina... la quale vi fa offrire, pel mio labbro, una piccola refezione di pane e salame in altra delle sue cucine. (Gran movimento nelle file dei Troiani. Enea, colle mani dietro la schiena, non cessa di far dei gesti per tenerli in freno).

En. Vi sono delle offerte che sempre suonano accette e graditissime in qualunque idioma esse vengano espresse... Tanto io, come questi miei prodi colleghi siamo oltremodo commossi e riconoscenti alla magnanima regina di Cartagine delle sue splendide esibizioni... Ma pure... Ahi, lassi!... Noi siamo esuli, siamo emigrati, non rivedremo più mai la patria diletta, condannati ad errare di terra in terra in cerca di un punto solido per fondarvi il nuovo regno d’Italia. Emigrati!... Il dolore è il nostro pane, le lacrime sono la nostra bevanda.... e nessuno di noi oserebbe portare al labbro alcun cibo... (volgendosi ai Troiani che battono i piedi e ringhiano sinistramente). Comprendo la vostra opposizione, illustri colleglli!... Voi mi ammonite che sarebbe un far torto alla generosa, alla disinteressata cortesia della nostra ospite regale, rifiutando le sue grazie... Accettiamo dunque ciò che liberalmente ci viene offerto... (volgendosi di nuovo al Prefetto) Eccellentissimo signor Prefetto di palazzo, noi siamo agli ordini vostri. Favorite indicarci la strada più breve... (si accorge che tutti i suoi uomini si urtano per uscire dalla porta di mezzo) Quei bricconi hanno indovinato la porta della cucina!... L’appetito aguzza l’odorato... (inchinandosi al Prefetto) Bisogna che io mi affretti a seguirli (e facciano gl’immortali che io giunga in tempo!)

(Enea si apre il passaggio a spintoni, ed esce per la porta di mezzo. Il Prefetto si ritira).

SCENA NONA.

Ministri—Senatori—Deputati.

Min. fin. (offrendo tabacco ai suoi colleghi). Una refezione così lauta a circa quattrocento individui!... Questa nuova spesa dello Stato mi autorizza... anzi mi obbliga ad aprire un nuovo prestito—ed io lo farò votare non più tardi di domani.—Siete voi disposti ad appoggiarmi, onorevoli amici? (Si formano vari crocchi. I Deputati si tirano l’un l’altro per le code dei frak—si parlano all’orecchio—ed escono dalla sala. Il Ministro delle finanze sogghigna sotto i baffi, e tirando una gran presa di tabacco, soggiunge a bassa voce:) Voteranno... Li faremo votare.... Nei prestiti, c’è da far bene per tutti... Come vivrebbero i deputati se non ci fossero i prestiti? (escono).

CALA IL SIPARIO.