Didone. Alzatevi, illustre troiano... Non vi prenda soggezione... non facciamo complimenti fra noi... (da sè) Per Giove! non so più quello che io mi dica...

Enea. Proseguite, o regina...

Did. Se i giornali della sera non hanno mentito, voi dovete essere quel nobile rampollo della regale famiglia di Anchise...

Enea (con voce acutissima). E qual è dunque la diva che può leggere nel libro del mio cuore e penetrare di un solo sguardo nei reconditi abissi della mia genealogia?... Voi l’avete detto: io sono pur troppo uno dei cinquanta sventurati che si chiamarono figliuoli del non mai giovane Anchise.

Anna. Cinquanta figliuoli!... Dunque... l’illustre vostro padre?...

Enea. Sì, gentildonna... Il mio inclito padre (o chi per lui) si è compiaciuto di metter al mondo una cinquantina di rampolli...

Did. Perdonate alla mia curiosità di donna: nascevano tutti da una sola madre quei vostri quarantanove fratelli?

Enea. Tutti, o regina.

Did. Il caso è abbastanza singolare, Nei vostri paesi, le donne debbono avere una costituzione di ferro.