Enea (da sè). Questa donna non ha più testa... (a voce alta) Ah! voi sareste tanto buona....—che dico?—tanto paziente, da porgere orecchio alla istoria luttuosa della mia misera patria?...

Did. Credo che questo mio desiderio sia vivamente condiviso dalle mie dame, dai miei onorevoli ministri, da quanti si trovano qui presenti—non è vero?... (rumori diversi) Compiacetevi di sedere, o illustre Enea (additandogli il tabouret che sta nel mezzo della sala); quello sgabello è destinato a voi... I vostri non meno illustri compagni scelgano il posto che loro torna più comodo...

Troiani. Avviciniamoci al buffet.

(Si formano varii gruppi. Enea siede nel messo della scena, volgendo la fronte alla Regina. I Troiani vanno nel fondo della sala, presso il buffet. Ascanio continua a girare fra le dame che a loro volta gli consegnano dei bigliettini da trasmettersi a questi o a quelli).

Enea (solleva colla mano i capelli, si percuote la fronte per adunare le proprie reminiscenze, indi prorompe con enfasi). Infandum, regina, jubes renovare dolorem.

Did. Illustre Enea.... perdonatemi... ma questo linguaggio mi riesce un po’ duro.

Enea. Compatite... Senza avvedermene... io adoperava una lingua a voi affatto straniera... la lingua dell’avvenire...

Did. Preferisco il vostro facile e melodioso dialetto.