«Io vi amo, regina.... fissatemi un luogo... un’ora... dove io possa trovarmi da solo a sola con voi... (è spiccio questo troiano!) Gli Dei hanno stabilito che io debba andare pellegrinando sulla terra e sui mari, finchè non abbia trovato un punto geografico qualunque per piantarvi l’Italia.—Voi non avete che a proferire una parola, ed io, coll’aiuto vostro, pianterò l’Italia in questa medesima reggia, sui gradini del vostro trono. Spero di essermi spiegato abbastanza, od almeno mi lusingo che voi mi abbiate compreso. Attendo un cenno della M. V., della quale mi dichiaro fin d’ora: devotissimo suddito e impazientissimo amante

Enea degli Anchisi
Emigrato troiano
e Re d’Italia in aspettativa.»

(baciando il biglietto) Se questo non è il linguaggio della passione... Ah! nessuno... nemmeno il mio primo innamorato.... il parrucchiere della regina madre.... seppe mai indirizzarmi parole così acute e penetranti... Tutto ben considerato, sarebbe una follia perdere il tempo... Enea... mio caro... mio amatissimo Enea.... abbiti questi baci in anticipazione... (baciando più volte il biglietto) e il rimanente... al più presto possibile.

Enea (accorrendo e gettandosi ai piedi della regina) E debbo... e posso credere?...

Did. (vivamente). Alzatevi, sciagurato! Voi meritereste...

Enea. Didone... bella Didone... Se i miei occhi non mi hanno ingannato... io vi ho veduta baciare con trasporto quel biglietto...

Did. (severamente) E oseresti... supporre!... (da sè) Venere santa... gli ho dato del tu senza avvedermene.... Ed ora come si rimedia?

Enea (stringendo i piedi di Didone che vorrebbe alzarsi e obbligandola a trattenersi sul trono) Oramai la parola ti è sfuggita. Io ho sentito dalle tue belle labbra scoccare quel tu, che simile al turacciolo progettato da una bottiglia di birra, rappresenta la fermentazione irrepressibile di un cuore innamorato...

Voci (più vicine) Viva Jarba imperator!

Did. Enea: vuoi tu lasciar in pace i miei stivaletti?... Non odi quelle vOci... il fragor di quelle trombe?...