Euro (c. s.). Chi mai ha portato via la linguetta di corame...?
(scroscio di tuono)
Giun. Imbecilli! non vi resta dunque più fiato nei polmoni? Soffiate.... soffiate dalla bocca... finchè siamo ancora in tempo... Per nonno Saturno, già la pioggia incomincia... Fate presto, vi dico! (si volge per cercare Eolo ed Euro, ma questi sono fuggiti) Ah! mascalzoni!... sempre così!... Fin quando non vi è pericolo, sfidano terra e cielo; al primo scroscio di temporale, chi si è visto, si è visto... (correndo sotto la pioggia e chiamando a gran voce:) Euro! Eolo! feccia di bricconi... che Giove vi fulmini per via! (esce).
Giove (sulla pianta). Ah! Ah! Vedete se quella Giunone mi vuoi bene! Io debbo a lei, a lei sola, se questo improvviso temporale viene ad affrettare il compimento dei miei disegni. Didone ed Enea verranno a ricoverarsi in quella grotta... e siccome da cosa nasce cosa, vale a dire:—dalla possessione nasce il disgusto... ergo... ergo... quapropter... sono un Dio... «Intendami chi può che m’intend’io.»
(si nasconde fra i rami).
SCENA QUARTA.
Enea e Didone che si avanzano sotto un ombrello di tela cerata.—Il temporale imperversa.
Enea. Affrettiamoci verso la reggia... La pioggia è così dannata, che non vi è ombrello il quale possa difenderci...
Did. Tornare dalla caccia senza aver preso un uccello... Ciò non mi è mai accaduto. Ti confesso, diletto Enea, che il mio amor proprio di donna e di regina ne soffre maledettamente...