Enea. Grazie, nobili amici, mi ero scordato...
(Enea sale in groppa ai venti, che subito prendono il volo verso la spiaggia).
SCENA SETTIMA.
Jarba, Acate.—Seguaci di Jarba.
Jarba (ad Acate). Affere visto brincipe troiano?
Acate. Illustre re dei Mori, se voi intendete parlare dell’augusto Enea, levate gli sguardi, miratelo, egli parte in questo istante sulle ali dei venti.
Jarba. Toffe diretto?...
Acate. Alle navi, dove fra poco io dovrei raggiungerlo. Stretto da imperiose necessità, non ultima delle quali il desiderio vivissimo di affrettare i fati d’Italia, egli mi esprimeva poco dianzi il più vivo rammarico nel dover partire senza porgervi di persona gli attestati della sua stima e della sua inalterabile benevolenza. L’Italia ha bisogno di alleati, mi diceva, ed io contava assai su questo generoso e illuminato monarca... Ma il tempo stringe; come vi ho detto, è d’uopo ch’io non indugi un istante a raggiungere il mio principe. Degnatevi dunque accogliere, o illustre Jarba, questa testimonianza palpabile dell’alto concetto in che noi vi teniamo, il mio principe, il mio popolo ed io, e sia questo un primo, indissolubile legame, che stringa due sovrani creati per intendersi, e due nazioni sorelle (sottovoce) create per... esecrarsi (leva di tasca un astuccio e lo porge a Jarba).
Jarba. Cossa star questo?
Acate. Il gran collare della Denunziata...