—Il caso è molto più grave che io non avrei immaginato, disse don Domenico, torcendo le pupille al firmamento.

—Gli è un caso di coscienza! soggiunge gravemente don Cecilio Speranza. La perdoni s’io mi permetto di farle un po’ di morale, signor contino; ma io credo che nella sua qualità di uomo d’onore, nella sua qualità di amico della marchesa, ella sia in obbligo di prevenire lo scandalo, di salvare una povera innocente creatura dall’abisso in cui sta per cadere, di impedire una unione fatale...

—Vi confesso che qualche volta mi è passato per la mente un tal scrupolo... disse il contino Tiburzio, coll’accento della più viva compunzione... Povera marchesina! Sì ingenua! Sì bella..! Sì buona! Vi giuro che ne sento pietà.

—Signor conte!.. disse don Domenico, levandosi in piedi...

—Don Tiburzio! soggiunse don Cecilio, andando a chiudere la porta...

—Bisogna salvare quella brava fanciulla.

—Ella lo deve.

—Ella non può esimersi...

—La chiesa parla chiaro: Chi sapesse esservi fra’ contraenti, impedimenti, ecc., ecc., è tenuto a notificarlo a noi... quanto prima...

In caso diverso, incorrerebbe la pena della scomunica.