Esaurita la questione, la marchesa fece un solenne giuramento che essa non avrebbe consentito mai che un animale codato sposasse l’unica sua figliuola. Potete imaginare come il reverendo parroco si partisse edificato dalla sala della marchesa.
—Ma come trovare un pretesto per sciogliere questo matrimonio?... Come avrò io il coraggio di dire al signor Lodovico Albani: voi non potete divenire mio genero, voi non potete sposare la mia bella Virginia... perchè in fondo della schiena...? Quale orrore!!! E come si fa a persuadere Virginia? Che dirle?... Ella ama tanto il suo Lodovico! Ella è sì contenta di queste nozze!...
Mentre donna Fabia passeggia per la sala in preda alla più viva agitazione, Clementina viene ad annunziarle due visite.
Sono due amiche del cuore, donna Letizia Novena, ed una vedova bigotta di circa sessant’anni, la contessa Marta Passeroni, donna attempata e carnosa, ma fresca, gioviale, burlona, che non ha rinunziato alle galanti avventure.
Le due visitatrici non hanno che a scambiare colla marchesa i primi complimenti, per accorgersi ch’ella è preoccupata da un grave turbamento.
—Che hai tu, mia buona amica? Che vuol dire quell’insolito pallore?...
Donna Fabia risponde con un sospiro.
—Quali novità?... Non tenerci in pena più a lungo; dice la contessa. Saresti forse ammalata?
—No!... grazie al cielo... io sto bene di salute...
—Forse la tua cara Virginia...