Joseph gli pose la mano sul cuore, e, sentendo che la pulsazione non era cessata, uscì dalla grotta, e si diede a passeggiare di gran lena nel breve spazio che gli era concesso.
Si vedeva, dalla contrazione della sua fronte, che egli stava dibattendo fra sè stesso qualche strano progetto.
Dopo un'ora, rientrò nella grotta. L'amico giaceva immobile nella posizione di prima. La candela era consunta per metà.
Si adagiò pacatamente presso un macigno che sporgeva dal terreno—distese sovr'esso a guisa di tovaglia un bianco fazzoletto, e, sciolto il nodo al suo sacco, ne trasse fuori un grosso involto di carta, e lo depose su quella mensa improvvisata.
Trascorsi due minuti, Franz cominciò ad agitarsi e a mormorare qualche parola appena intelligibile.—Poscia apri gli occhi.
—Santi del paradiso! non è dunque una visione? non è uno di quei sogni beffardi che si producono da un bisogno insoddisfatto....? Joseph! Mio buono.... mio ottimo amico... Tu stai mangiando, non è vero? Quello che tu hai d'innanzi...?
—Un bello... un grosso... un eccellente cappone che peserà quattro chili.... un cappone arrostito allo spiedo, che racchiude nel suo grembo un assortimento svariatissimo di castagne, di prugne, di pezzi di salsiccia e d'ogni ben di Dio...
—Un cappone di quattro chili....! un cappone ripieno!—gridò Franz alzandosi in piedi, e battendo le mani dall'allegrezza—ma noi siamo salvi!... Adagio, Joseph! Tu mangi con troppa furia.... Tu divori!.... Pensa che prima di cinque o sei giorni..... Ma, che vedo? Anche una ruota di pane comasco!
—Una ruota di pane comasco. Sicuro! disse Joseph, portando alla bocca una fetta che in quel punto aveva spiccata dal disco; tutta roba di cui mi ero provvisto per ammansare, rientrando al villaggio, le ire della moglie e dei parenti... Questo pollo, questo bel pane bianco, largo come una pietra da molino, erano destinati a mettere un argine alle maledizioni dei miei cari congiunti, al momento in cui avrebbero scoperto che io tornava ad essi dall'America senza la croce di un quattrino...!