XXXVII.
Ma il cappello è passato nelle mani del droghiere, il quale, dopo averne considerata la forma, e misurata la capacità d'uno sguardo profondo, se lo mette in capo, esclamando: corpo di mille diavoli! o questo è il mio grande cilindro della domenica, o ch'io ho cessato di essere Giacomo Pizzalunga del quondam Pasquale!
XXXVIII.
Il momento era terribile... decisivo!...—Serafino Longhi elevossi all'altezza della propria posizione.
—Signor Pizzalunga, disse il giovane sensale con accento solenne—voi non vi ingannate; quel cilindro vi appartiene; è roba vostra, come è vostro il soprabito che io porto...
—Corpo d'un baccalà!—esclama il droghiere con voce da rinoceronte.—Spero bene che voi mi spiegherete come mai, ad ora così avanzata della notte, voi abbiate osato introdurvi furtivamente nel mio cilindro e nel mio gran soprabito color nocciolo!
—È ciò che intendo fare sul momento—rispose Serafino—quando questi signori mi permettano di dirvi due parole all'orecchio...
Il caporale della guardia, che era anche egli ammogliato, comprese per istinto i pericoli di quella rivelazione!.... Pizzalunga e il sensale uscirono dalla folla seguiti a poca distanza dalle guardie e dal popolo...