XXXVI.
—Presente!—gridò una voce affannata dal centro della folla. E apertosi un varco a colpi di pancia, il milite Pizzalunga si avvicinò al sergente, levando la mano all'altezza dei kepì.
—Conoscete voi questo giovane individuo?
—S'io lo conosco? Un momento.... aspettate ch'io lo esamini... Eh! certo... Quel soprabito mi sembra averlo veduto altre volte... Dove mai ho veduto quel soprabito? To! Vedete s'io sono una bestia!... Non ho io forse un soprabito perfettamente uguale?...
—Questo individuo è lo stesso che usciva precipitosamente dal portello della casa incriminata, quando voi siete entrato per fare le debite perlustrazioni...
—Può essere... Io non oserei garantire l'autenticità... Salendo le scale al buio, ho sentito un oggetto mobile urtare contro la mia persona... ed ho creduto bene di mandare un grido di allarme!...
—Ottimamente!... Ora l'individuo arrestato, di sua propria confessione si chiama Serafino Longhi, e dice esser entrato in quella casa per comperare una partita di fichi secchi...
—Onoratissimo della commissione!... Il sig. Longhi potrà trovare nel mio negozio ciò che egli desidera...
—Milite Pizzalunga: si rammenti che in questo momento ella ha cessato di esser droghiere; ella rappresenta una parte molto più nobile. Con quella uniforme indosso non si contrattano fichi, ma si tutela l'ordine pubblico e si impone il rispetto delle leggi.—Noi abbiamo non pochi indizi per sospettare meno veritiere le asserzioni del signor Longhi.—La sua fuga, il suo travestimento, e sopratutto questo enorme cappello a cilindro....
—Signori! rendetemi il mio cappello! grida l'arrestato con qualche vivacità...