XXXV.

—Chi siete? come vi appellate? Donde venite?

—Io mi chiamo... Serafino Longhi, sensale di borsa, e sottotenente della Guardia nazionale.

—Voi usciste poco dianzi da un portello sospetto, da una casa, ove questa notte furono commessi degli atti illegittimi. Potete voi giustificare la vostra entrata e la vostra uscita precipitosa da un luogo, che viene designato come un centro di reazione e di attentati abbominevoli?

—Signori: io non so di reazione e di attentati.... Sono andato in quella casa per mie faccende private...

—Voi non dovete ignorare che le finestre di quella casa vomitarono sui passanti dei liquidi poco omogenei ed altri proiettili offensivi....

—Io sono affatto innocente.... Chiedete delle informazioni sul mio conto, e vi diranno se io sia capace di commettere simili imprudenze.... Io andava in quella casa per cercare un onesto droghiere, onde proporgli un vistoso contratto per una grossa partita di fichi secchi....

—E questo droghiere si chiama?...

—Giacomo Pizzalunga!