XXXII.
—Dàlli!... fermalo!... arresta!... si sbarri il cammino!....
Un figuro dall'aspetto sinistro prorompe dal portello, e vuol darsela a gambe per la contrada de' Fiori Oscuri... mentre il Pizzalunga grida l'allarmi!
La fortuna non è propizia al fuggente. Inseguito dai militi e da un'onda violenta di popolo, presso lo svolto della contrada, egli scivola sovra una fetta di anguria, e cade in potere de' suoi persecutori.
XXXIII.
Un romanziere meno pressato consacrerebbe una ventina di pagine a descrivere il ridicolo abbigliamento e la strana giacitura del mal capitato fuggitivo. La sua testa è chiusa ermeticamente in un cappello a cilindro di smisurata grandezza, che gli scende fin sotto il mento, toccandogli l'estremità delle spalle colle sue ali immense. Un soprabito abbondantissimo, che somiglia ad una tenda di campo, avvolge la snella persona in una spira di grandi pieghe... Quel cappello, quel soprabito sono una accusa eloquente—fornirebbero argomento di condanna, quando anche altri indizi non rivelassero la colpa....
—Quest'uomo è travestito!—esclama il caporale della guardia.—E quando uno prende abiti che non furono tagliati al suo dosso, vuol dire ch'egli ha delle intenzioni per lo meno.... scellerate!—Militi! Aiutatemi a scoprire l'incognito! Provatevi a rimuovere da quella testa criminale la visiera che ci nasconde l'identità dell'individuo.
L'immane coperchio fu levato non senza difficoltà, il naso del paziente parve ribellarsi e protestare contro quell'abuso di potere.
XXXIV.
La testa del sottotenente Serafino Longhi uscì dal bossolo—una bella testa, riccamente fornita di biondi capelli.