—Cominciarono presso a poco come voi.—Eh! gridò uno! Lassù non ci stanno vergini, nè sante!... L'Angiolina Pizzalunga è una...
—Una?...
—Una... Non serve ch'io ripeta quella brutta parola... Vi basti sapere, che, senza conoscere la donna in questione, sentii il sangue montarmi al cervello... Insultai, minacciai! dissi roba da chiodi... Ma un dei ribaldi cavò fuori di tradimento uno stillaccio più lungo della vostra daga—s'io non spiccava quattro salti per evitare il colpo, a quest'ora sarei cadavere!
—Cadavere! esclamò il droghiere abbracciando l'augusta sua pancia.—Voi sareste un cadavere per aver difesa la mia inerme Angiolina!—Proseguite!
XLI.
—Fortunatamente il portello era aperto... Vedendo l'orribile lama incalzarmi come un serpente—io profittai della buona ventura—precipitai nella buca—e lanciai una irremovibile barriera fra me e l'assassino.—Immaginate le grida, gli urli di quella plebe dannata!... Tentavano di atterrare la porta—pestavano coi piedi, colle pietre, coi bastoni... Volevano entrare ad ogni costo, impadronirsi di me, condannarmi alla morte del Prina!
—Del Prina!... Il vostro racconto mi commuove! Proseguite!
XLII.
—Confuso, atterrito, incalzato dalle orribili minacce, salgo le scale al buio... Cerco un nascondiglio... Al terzo piano odo una voce di donna... Quella voce usciva dalla finestra che mette sul terrazzo.... «Signore! tante grazie della vostra protezione!.... Se mio marito droghiere fosse in casa, io sarei ben lieta di offrirvi il contraccambio... Quanto mi spiace di non potervi dare asilo, di non potervi salvare! Ma il pudore... il decoro... il buon costume innanzi tutto!..... Quando si porta un nome onorato come quello di Pizzalunga!...»
—Povera Angiolina!... Tuo marito sarà il primo e l'ultimo a dirlo: tu non facesti mai torto alla mia stirpe!