Amelia, anche senza gli articoli dell'Uomo di Pietra e del Figaro, era convinta di essere una stella dell'olimpo milanese; e una stella che, nel mese di giugno o di luglio, non si tuffi regolarmente nell'Oceano, non ha più diritto di brillare in gennaio nei palchetti della Scala o nelle sale della Prefettura.

Gli ignobili calcoli dell'economia privata messi in campo da Edmondo, diedero luogo ad una scena—ad una di quelle scene che si chiamano domestiche, e spesso rappresentano la cosa più selvaggia di questo mondo. Il marito dovette transigere. Promettendo le acque salse per un avvenire indeterminato, egli concesse alla moglie un mese di acque dolci o di acque fetide a libera scelta fra S. Pellegrino, S. Omobono, Barco o Trescorre.

Amelia, per discostarsi il meno che ella potesse dal figurino della moda, prescelse Trescorre.—Ma prima di lasciare Milano, ella protestò rovinosamente contro la spilorceria del marito, saccheggiando senza misericordia i magazzeni di Panseri e Garbagnati.

Quella protesta di stoffe e di cifre rappresentava un totale di quattromila e seicento franchi da pagarsi.... più tardi.

IV.

Io non conosceva la signora Amelia prima che la mia buona fortuna me la facesse incontrare alle acque di Trescorre—ma il di lei nome più volte mi era suonato all'orecchio. Qual'è il milanese che non sappia a memoria i nomi delle sue stelle? Qual'è di noi, che a sua volta non abbia subìto il disinganno di queste etichette della bellezza, applicate dalla moda ad una elegante fantasmagoria di merletti e di colori, che vuol essere una donna avvenente?

Ma questa volta l'etichetta non era menzogna—non era solamente una vetrina mobile di Garbagnati e Panseri—era una donna reale, una forma elegantissima di donna.

Quando io vidi la signora Amelia discendere dalla carrozza col suo abito vaporoso, aereo, trasparente come una nuvola di perle; quando ella attraversò il cortile dello Stabilimento, lanciando faville voluttuose dai suoi begli occhi azzurrognoli; quando la sua voce limpida e vibrata risuonò al mio orecchio, io non potei reprimere una esclamazione di meraviglia.

L'esclamazione più comune, più banale: come è bella!—Amelia era inebbriata di felicità. Lasciò cadere su me e sugli altri, che del pari l'avevano ammirata, uno di quei lampi di sorriso dove si fondono deliziosamente la vanità e l'ironia.—Un sorriso che voleva dire: gran novità! lo sapevamo da un pezzo, che siamo.... quel che siamo!

Ma vi era in quell'orgoglio qualche cosa di amabile, di lusinghiero per tutti.