Frattanto il mio bel Narciso aveva ripetuto quattro volte la sua vecchia polka, meditando un nuovo calembour.

Il caldo era opprimente.—Si deliberò di uscire tutti insieme per una breve passeggiata all'aperto.

Come avviene in tali circostanze, la galanteria degli uomini prese fermento.—Un signore dal naso bernoccoluto, dalle guancie di mortadella, si gettò avidamente sopra una zitellona smilza, che era già uscita due volte nell'anticamera a ballare con lui—un prete rubicondo e tarchiato si impadronì di una sua nipotina tutta modestia e tutta polpa—una vecchia contessa bergamasca sopraccarica di collane e di merletti afferrò il braccio di un interminabile seminarista che tre volte, nel far il giro della sala, avea dato del capo nel lampadario—il medico si pose in mezzo a due bicocche in sottana che esigevano, per tenersi in bilico, un punto di appoggio—e tutti quanti avevano già scelta o subita la loro compagna di passeggio—mentre io....

Vedete un po' se io ragionava da cretino: «Offrirle il mio braccio.... questa sera... così presto!.... Ma con quale diritto?.... E se ella mi facesse l'affronto di rifiutare? in tal caso tutto sarebbe finito.... non oserei più tentare.... che dico?.... sarei costretto a fuggire da Trescorre... a non più rivederla!....»

Io non mi accorgeva che la mia perplessità, oltre ad esser ridicola, mi esponeva a commettere una villania.—La signora si era levata in piedi, e si incamminava per uscire dalla sala....

Crederesti, lettore?—Io fui sul punto di volgermi a Narciso per supplicarlo a fare le mie veci, a togliermi da quell'imbarazzo....

Ma il signor Narciso non aveva bisogno dei miei eccitamenti—nella sua qualità di lion, egli aveva già calcolato che il braccio di Amelia gli apparteneva per diritto—che nessun altro avrebbe osato usurparglielo. Egli aveva indugiato a levarsi dal pianoforte per un sentimento di fierezza, o meglio di fatuità, che era propria del suo carattere—l'unico lion si sentiva indispensabile all'unica stella.

E poi, c'era un'altra ragione a quell'indugio—il calembours.—Non appena questa enorme concezione del suo spirito creatore gli parve degna della luce, Narciso si lanciò verso la signora.... Ma quella, volgendosi a me subitamente, e ponendo la sua bella mano sul mio avambraccio—signore, mi disse; vi prego!.... salvatemi voi da quell'importuno!

Non c'erano più scuse—conveniva rassegnarsi a farle la corte—non fosse altro per quella serata.