E rare volte mi era accaduto di trovarmi in presenza di un uomo, che a primo aspetto sapesse conciliarsi tanta simpatia. Edmondo Della Rosa era uno di quei signori che hanno l'aria di artisti, od anco—se meglio vi piace—poteva passare per uno di quegli artisti che hanno l'aria da gran signore. La sua statura nè alta nè bassa, i lineamenti delicati, lo sguardo sicuro e vibrato, la fronte serena e spaziosa, il sorriso benevolo e arguto. Vestiva con quella eleganza emancipata che è proprio degli uomini di buon gusto, ritraendo dal figurino della moda solo quel tanto che basta perchè un uomo della buona società non venga tacciato di eccentrico. La sua voce, i suoi modi seducevano.
Dinanzi ad una figura così distinta, così nobile, tutte le mie prevenzioni si dissiparono in un istante. Invano io studiava quella superficie seducente per sorprendervi una ruga, una contraddizione sinistra, la quale accennasse a qualche istinto meno eletto. Il piacere che egli aveva espresso nel rivedere sua moglie era naturale, spontaneo, animato. Le trasparenze del suo linguaggio lasciavano indovinare un affetto profondamente sentito; l'affetto dell'amante che vorrebbe un poco dissimularsi sotto la compostezza del marito. Accoglieva i complimenti un po' comuni di sua moglie colla massima buona fede. Quando ella si accusava indisposta, le accarezzava i capelli, e sorrideva amorevolmente come uno di quegli innamorati felici che sanno di possedere essi soli il segreto per guarire le piccole infermità della donna adorata. Quelle carezze, quei sorrisi mi turbavano il cuore; e il signor Edmondo mi guardava tratto tratto, aspettando che io intramettessi una parola od almeno un leggero cenno amoroso.—Io era là come istupidito. Io sentiva tutto il falso della mia posizione; ma ciò che mi colpiva più dolorosamente, ciò che più ripugnava alla mia schietta coscienza, era il contegno di Amelia, erano gli artifizi delle sue occhiate, delle sue parole a doppio intendimento, la imperturbabile franchezza della sua dissimulazione.—Quel giovine marito e quella giovine donna, seduti l'uno accanto dell'altra sul medesimo divano, rappresentavano un contrasto di caratteri che era tutto in favore del marito. Fra la schiettezza e la menzogna, il mio cuore non esitava. Io non poteva a meno di sentire che in quel momento Edmondo rappresentava la parte più nobile. Quella donna, così abile a fingere col marito e così disinvolta ed ardita nell'ostentare la sua finzione dinanzi all'amante—dinanzi a me, che ero a parte del suo segreto—provocava nel mio animo una reazione di sentimenti che era tutta a vantaggio di lui.—Io non avrei dovuto assistere a quel colloquio... avrei dovuto uscire dalla stanza... Ma ero tanto istupidito dalla mia falsa posizione!... E la signora, cogli occhi e colla mano, faceva tanti accenni telegrafici!... Che serve? Io non ho la pretesa di essere uomo di spirito, ma so che anche gli uomini di spirito facilmente diventano cretini dinanzi a certe eventualità della vita galante create dalla donna.—Io credo che le donne siano tutte genii nell'arte di far all'amore!
XV.
—Ebbene!—disse Edmondo, levandosi in piedi—facciamo a tuo modo! Poichè ti senti spossata e malata, tu rimarrai nella tua stanza.... ti coricherai—- e frattanto io andrò a fare un giro sotto la luna. Laggiù a Milano si moriva dal caldo, ed ho proprio bisogno di empirmi il polmone di questa buon'aria campestre... Se il signore volesse accompagnarmi...?
Amelia mi suggerì la risposta con un'occhiata fulminante... Ma io non ebbi il coraggio di secondarla... e in luogo di improvvisare una scusa qualunque, mi lasciai sfuggire un volontieri, che fece impallidire la signora.
Il signor Edmondo strinse la mano di sua moglie, promettendo di tornare bentosto; e mentr'egli cercava il cappello, la signora Amelia mi diede la buona notte con un accento marcatissimo—e dopo averci accompagnati fino alla porta, si degnò di soggiungere un a domani, che voleva accennare da una possibile amnistia.
XVI.
Il signor Edmondo Della Rosa non poteva farsi un altr'uomo da quello che egli era per questa sola ragione, che io aveva bisogno di giustificare i sentimenti e la condotta di sua moglie, come anche di sorpassare ai miei scrupoli. In quella breve escursione notturna, in quel primo colloquio espansivo io dovetti necessariamente convincermi di aver a fare con un perfetto gentiluomo, con un carattere nobile ed aperto, con un cuore da artista.
Edmondo sentiva il bello della natura e traduceva le proprie impressioni con parole animate e faconde. Sapeva a memoria e citava opportunamente i brani più sublimi dei nostri poeti. Questi versi, mi diceva, attraversarono la prosa della società nella quale mi è toccato di vivere, ed è miracolo che non siano naufragati con tante altre illusioni!
Tutto ciò mi è stato rivelato da lui in un lungo monologo, interrotto per mia parte da certe esclamazioni melense, da certe mezze frasi, che mi davano l'aria di un pertichino da cavatina—Ma poi, gradatamente, la conversazione prese forma di dialogo. Alle sue espansioni risposero le mie—i nostri cuori si misero all'unisono,—e in quella ineffabile corrispondenza di principii, di idee, di sentimenti e di affetti, noi ci riconoscemmo amici.