Ella!.... disconoscere il nobile carattere di quell'uomo!.... adorata.... atteggiarsi a vittima!.... tradirlo!.... Ciò era indegno.... era infame....!

E fu proprio su questo atto di accusa che una ipotesi fatale mi balenò nella mente.... Mentre io mi sdegnava con lei, mentre io lanciava la tremenda condanna, improvvisamente fui assalito da questa grave riflessione:

«Se il mio marito sapesse!»

XIX.

Ebbene: se il marito sapesse, qual sarebbe il più svergognato fra te e quella donna?

Mettiti là, galantuomo—al posto di lui—vicino a questa Amelia, che ora ti apparisce così frivola, così rea, così indegna della tua stima!—Ed egli—il marito che sa—vi giudichi entrambi.

Ieri a sera tu gli stringevi la mano, a quell'uomo leale e simpatico—tu accoglievi i suoi ringraziamenti, le sue profferte amichevoli. Edmondo espandeva il suo cuore nel tuo; ti metteva a parte de' suoi segreti. Ti diceva: io amo quella donna e ne sono riamato—ti svelava il segreto della sua felicità, colla piena fiducia di parteciparla a un cuore onesto e sincero al pari del suo. Meno male s'egli avesse ostentato quell'indifferenza volgare, o meglio quel brutale cinismo che è proprio dei mariti di buon genere—se egli ti avesse ripetuto gli ignobili ritornelli; mia moglie io la considero un arnese, un mobile di casa, nè più nè meno—è forse possibile amare la propria moglie?....

Ma nulla di tutto questo.—Edmondo, il tipo più amabile di galantuomo, era anche l'ideale più adorabile dei mariti. Non vi era pretesto per lei, come per me non vi era scusa possibile. Se non che, da parte mia c'era un altro ritegno alla colpa, c'era un nobile sentimento che resisteva alle attrattive della voluttà—la stima e la simpatia per Edmondo. La piccola mente, il piccolo cuore di Amelia poteva disconoscere le doti eminenti del marito; ma io che a primo abbordo le aveva comprese ed apprezzate, io non poteva senza rimorso e vergogna, farmi complice di Amelia nell'oltraggiare quell'uomo.

XX.