Entrati nello stabilimento, ci separammo con una stretta di mano, che questa volta era cordiale da ambo le parti.
Al momento in cui io metteva la chiave nell'uscio, l'Angiolina mi si fece incontro e con aria misteriosa mi porse una lettera.
La presi tremando—mi rifugiai come un colpevole nella mia stanza—e lessi:
«Io non credo che mio marito vorrà sacrificarsi a passare con me la giornata di domani.... Ho già l'anticamera ammorbata dalle sue vernici. Ciò mi prova che egli è venuto a Trescorre per copiare dei paesaggi.... Voglio sperare che non vi sarete offerto di andare con lui a sostenergli la tavolozza... piuttostochè rimanere allo stabilimento a curare una povera malata...»
È inutile avvertire che questa lettera senza firma era scritta da... lei.
XVIII.
Per tutta quella notte non potrei chiuder occhio.—Due figure mi stavano sempre dinanzi—un marito ed una moglie—un uomo ed una donna, i quali parevano disputarsi le mie simpatie, provocare una mia determinazione.
Dalla parte di Amelia stavano le seduzioni del sesso e della voluttà—dalla parte di Edmondo le attrattive di un nobile cuore, di uno spirito elevato, di un carattere omogeneo, tutte doti che conciliano benevolenza e rispetto.
Edmondo adorava sua moglie—l'adorava colla fede più ingenua—e quell'amore pieno di tenerezza, quell'amore indulgente e benefico rifletteva una luce sfavorevole sulla frivolezza vanitosa, sulla indifferenza della donna.... incapace di comprendere un affetto sì vero e già pronta a tradirlo.
Il mio cuore propendeva per Edmondo—passando dall'una all'altra figura, il mio pensiero si arrestava di preferenza innanzi a quella che era la più degna di benevolenza e di stima. La bellezza di Amelia scoloriva, perdeva il suo fascino seduttore. Quelle forme voluttuose di femmina divenivano trasparenti, e sotto quelle io scorgeva un povero cuore, sterile di affetti e viziato dalla educazione.