Lodovico Albani, colla sua condotta incensurabile, avea completamente trionfato delle cabale e dei raggiri..... In paese egli era citato a modello di onestà. Generoso coi poveri, affabile, modesto, anche in casa della marchesa, egli sapeva uniformarsi alle pratiche devote, alle abitudini alquanto rigide della vecchia bigotta, adoprandosi però lentamente a combatterne i pregiudizi. Dietro consiglio del futuro genero, la marchesa aveva già introdotte nella famiglia non poche riforme. I due reverendi non eran più invitati a prendere la cioccolatta ogni mattina... I pranzi divenivano meno frequenti... Don Cecilio e don Domenico in casa della marchesa perdevano ogni giorno qualche residuo del loro potere temporale.

Guardati, o lettore, dall'odio di un prete: dall'odio di due preti non può guardarti che Dio!

Dopo tali premesse, è facile comprendere con quale ansia, con quale impazienza febbrile, il parroco ed il coadiutore attendessero le rivelazioni del contino Tiburzio.

Ed ora mi chiedete; chi è il contino Tiburzio?

In poche parole ve lo presento.

Il contino Tiburzio è un nobile della massa, mediocremente brutto, mediocremente ignorante, mediocremente maligno. Un bel giorno egli credette amare la marchesa Virginia, la chiese in moglie a donna Fabia, ma in grazia del signor Lodovico, egli ebbe una chiara e formale ripulsa

La marchesina consultata del suo voto, avea recisamente ricusato colla sentenza inappellabile: è troppo brutto.

Il contino Tiburzio si sentì trafitto nel profondo del cuore... e giurò vendicarsi.

Bisognava perseguitare il rivale.... combatterlo.... schiacciarlo... perderlo nella opinione del mondo...

Pensa, medita, studia. Che si fa? L'arte cattolica dei due reverendi aveva abortito... Che poteva sperare un uomo del secolo?