—Federico!....

—Onorina!

I due cugini si riconoscono, e corrono per abbracciarsi. L'una precipita dalle scale, l'altro ascende con molta fretta... s'incontrano.... si urtano; e Pasquale, correndo dietro alla moglie, grida a tutta gola:

—Che furia è codesta? Chi è entrato nel cortile? Chi si è degnato di visitarci?

—Mio cugino Federico.

—Un cugino! ben giunto! Quale onore!.... Presto! Sgozzate due capponi.... e intanto, se il signore vuol prendere un cioccolatte....

La parola cioccolatte fa arrossire Onorina. Federico stringe la mano di Pasquale; questi con mille parole e mille gesti gli esprime la sua cortesia, poi corre a dar gli ordini, perchè si allestisca un pranzo sontuoso.

La giornata trascorre rapidamente; Federico intrattiene Pasquale con mille piacevoli baje; parla di politica, di teatri, di scienza, di musica, non lasciando di volgere qualche occhiata alla bella Onorina, che lo contempla e lo ascolta meravigliata. Il pranzo fu servito sontuosamente.

—Oh! qui in campagna si vive pur bene! esclamava il giovinotto con certa affettazione sentimentale. Per un uomo, quale io mi sono, stanco del mondo e delle sue pazze gioie, non vi è soggiorno preferibile a questo.

—La mia casa è a vostra disposizione, s'affrettava a rispondere il buon droghiere. Se vi degnate di rimanere qualche tempo fra noi, sarà per me e per mia moglie un vero favore.