III.

Sei anni dopo, nel villaggio di Lambrate, Onorina si univa in matrimonio ad un ricchissimo ex-droghiere milanese, il quale a forza di convertire il cacao in cioccolatte, s'era comperato non so quante pertiche di terreno, e si godea tranquillamente in campagna una rendita annuale di circa trentamila lire. È inutile dire che l'amore non si era per nulla mescolato in quel faustissimo imeneo. Una fanciulla appena uscita di collegio non può innamorarsi di un fabbricante di cioccolatte, che non si distingue dagli altri uomini se non pel suo prosaico nome di Pasquale, e per un ventre enorme, simile ad un otre pieno di stoppa mal digerita. Onorina aveva letto dei romanzi; ella vagheggiava un Arturo o per lo meno un Enrico; ma siccome gli Arturi ch'ella aveva incontrati nel mondo non possedevano altra ricchezza fuori di un bel nome e di una bella capigliatura inanellata, i parenti le ingiunsero di sposare un Pasquale con trentamila lire di rendita.

IV.

Passarono tre anni ancora. I due sposi, se non felici, viveano per lo meno tranquilli. Onorina si era abituata al soggiorno della campagna; coltivava i fiori, educava le tortorelle, conversava colle galline e coi gatti, rassegnata ad una vita di annegazione e di solitudine, per la quale nei primi giorni di matrimonio sentiva della ripugnanza. Pasquale, dal canto suo, cercava di soddisfarla in ogni desiderio; egli avea introdotta qualche riforma nelle proprie abitudini; vestiva con ricercatezza, si pettinava di tempo in tempo i favoriti, ed aveva educati, a forza di lardo, un bel paio di mustacchi rosso-bigi, ch'erano la delizia della moglie. S'egli non avea tutt'affatto l'aspetto d'un Arturo o d'un Enrico, nessuno in vederlo avrebbe supposto ch'egli fosse Pasquale Bertoni, il droghiere del vicolo delle Galline.

Cionullameno i due conjugi pativano ancora un difetto; dopo tre anni di matrimonio erano tuttavia senza prole. Onorina per distrarsi dalle noie della campagna, oltre ai gatti ed alle galline, avrebbe amato assai di educare un gentil bamboletto.

V.

Un bel mattino, ecco entrar nel cortile un tilbury elegante. Onorina si affaccia al balcone; un giovinotto di circa vent'anni, biondo di capelli, e senza un pelo al mento, la saluta con dolce sorriso.

—Oh! io t'ho ben riconosciuta.... io... Come ti sei fatta bella!

—Che?.... voi.... siete dunque?

—Voi?.... voi?... Che significa questo voi?