Mi viene assicurato che Onorina è al giorno d'oggi la più felice, la più invidiabile delle spose. Essa ha due figli, che pajono due bottoni di rosa, e pone in educarli ogni sua compiacenza. Pasquale li ama anch'egli coll'eguale tenerezza, e sovente, recandoseli in grembo, e compartendo a quelle guancie rubiconde i più affettuosi baciozzi, dice alla moglie:

—Si direbbe, che quel nostro cugino ci ha portato fortuna! Dal giorno ch'egli è venuto a trovarci la vigna ha prosperato, la raccolta dei bozzoli è andata bene, s'è fatta sempre buona quantità di frumento, e poi abbiamo avuto anche due figli, che sono belli quanto lui. Dimmi Onorina: non ti pare che gli somiglino?

—A lui?—risponde Onorina, sorridendo—guardali bene... e vedrai che sono il tuo ritratto.

Pasquale, sentendosi dar sul muso le naticuzze rotonde de' suoi due figliuoletti;—è vero, risponde—hanno proprio la mia faccia!


I primi passi alla scienza


Lo stradale che da Milano conduce a Pavia, al cominciare del novembre 1839, presentava l'aspetto di un corso. Era l'epoca nella quale gli studenti si recano all'Università per corroborare l'intelletto colla scienza, e lo stomaco col vino di Stradella e di Voghera.

L'avvocato Griffanti, il giorno cinque di novembre noleggiò dunque una vettura per accompagnare il proprio figliuolo Annibale fino alle porte dell'Ateneo. Il viaggio fu lungo, e le prediche dell'ottimo padre più lunghe ancora e forse più noiose. Annibale ascoltava, fingeva di ascoltare, interrompendo di tempo in tempo il buon vecchio con un: sì, papà, accompagnato da un leggiero chinar del capo.