—Ben giunto! Presto; un altro bicchier d'acqua e due cucchiai di caffè.

Il nuovo arrivato è un uomo di circa trentadue anni, di professione studente, grasso, rotondo, barbuto, un naso fatto a guisa di peperone, che a forza di immergersi nelle scodellette del vino piemontese, in sulla punta è divenuto pavonazzo. Nell'entrare egli stringe la mano ai quattro matricolini, ed assumendo un tuono autorevole e misurando a gran passi la stanza, improvvisa una predica, i cui concetti morali sono press'a poco del tenore seguente:

—Voi cominciate, ed io ho quasi finito. Gli anni più belli della vita son quelli che si passano all'Università! guai a chi non sa profittarne! Gli studi sono un pretesto, un eccellente pretesto per emanciparsi dalla sorveglianza, dalla tirannia dei parenti. Allegri dunque, figliuoli! A scuola meno che possibile; la vera scienza si acquista nelle osterie, fra buoni compagnoni, con un fiasco di vino sulla tavola. A Pavia, checchè ne dicano taluni, si può passarsela allegramente; il vino è a buon patto, vi hanno osterie eccellenti, trattorie e caffè dove si paga metà a chiacchiere, metà a pugni, e le donne.... per chi sa snidarle... sono belle ed amabili anche qui come negli altri paesi del globo. Penetrato da siffatte verità, io non mi sono affrettato di troppo a domandare l'alloro dottorale. Ho già veduto due generazioni di studenti passarmi dinanzi, ed ho sorriso di compassione nell'osservare con qual ansia affannosa corrano taluni verso una meta, che è il principio di tutte le calamità. La laurea dottorale è la tomba della giovinezza. Figliuoli, io vi metterò sulla buona strada. Le vostre menti ancora intorpidite hanno bisogno di una scossa. Tutto dipende dai primi passi, dalle prime lezioni. Slanciatevi senza paura, e sarete salvi. Io non dubito che voi abbiate delle disposizioni eccellenti per fare una buona riuscita... Ercole Roccadura, il decano degli studenti di medicina, vi stende la mano, e promette scortarvi coi propri lumi, colla propria esperienza.

Annibale e i suoi compagni son commossi di entusiasmo, e, facendosi intorno all'oratore, con un misto di confidenza e di venerazione, gli dicono ad una voce:

—Qual fortuna d'aver fatta la vostra conoscenza!

—A scuola meno che è possibile!

—Viva l'allegria! viva le donne... ed il vino!

—Viva gli studenti! Viva il decano Ercole Roccadura!

In meno di un quarto d'ora, nella stanza del giovane studente è un vero baccanale. Roccadura invita a salire tutti gli amici che passano nella via; Annibale gli accoglie colla cordialità del perfetto gentiluomo; la macchinetta suda perennemente a preparare il caffè per ogni nuovo arrivato, e dopo aver preparato il caffè, suda di bel nuovo per l'ebollizione dei punchs.

—Che bella compagnia! grida Roccadura, dominando colla sua gran voce e colla sua gran barba l'intera assemblea. Questo si chiama inaugurar bene l'anno scolastico! Veggo che il nostro matricolino ha belle disposizioni... Questi punchs sono eccellenti! Viva gli amici degli amici!