—Preferirei un bicchiere di vino d'Asti... soggiunge l'altra strega.
—Vino d'Asti! Annibale, presto! si mandi a prendere del buon vino d'Asti... Al caffè qui sull'angolo... ve n'ha di squisito... Onore, gloria e servitù al bel sesso!
Le due donne si accovacciano in un angolo della camera. L'una si diverte a masticar caffè tostato, l'altra, per preparare lo stomaco al vino d'Asti, trangugia d'un fiato un bicchiere di rhum, che Annibale le offre recitando una stroffetta di Metastasio.
Poco dopo, Roccadura entra colle bottiglie. La vista del liquore spumante rianima la festa, cui, per dir vero, la presenza delle Caruccelli non aveva aggiunto alcun brio. Carolina e Marietta s'affrettano a vuotare parecchi bicchierini; le loro guancie si colorano di porpora, gli occhi sfavillano cisposi, le lingue si snodano, e ai tanti complimenti, alle tante dichiarazioni e proteste da cui sono assediate, rispondono anch'esse colle espressioni più amabili e più sentimentali, ingemmando i loro discorsi di tutte le eleganze e le grazie del dialetto pavese.
—Ora vediamo di utilizzare queste donne a beneficio di tutti, esclama Roccadura. Io direi che si rinculassero i tavolini e gli altri mobili inutili, e qui senz'altri apparecchi, si improvvisasse una festa da ballo. All'orchestra ci penso io. L'amico Bogni suonerà l'ottavino, io corro a prendere il mio bombardone, e vi giuro che noi due soli faremo tanto fracasso da far ballare anche le pareti della casa. Annibale, tu bada a tener accesa la macchina.
—Dopo il vino d'Asti, queste signore non rifiuteranno di prendere anche il punch..... Io conosco il mal delle bestie... Su! snodate le gambe! e viva l'allegria!
In meno di due minuti la sala è preparata per la festa. Bogni e Roccadura ritornano co' loro strumenti, montano sul letto, mettono la piva in becco, e i ballerini si slanciano, mandando urli frenetici, e facendo traballare il pavimento.
Annibale è pazzo dalla gioia. Il punch, il vino d'Asti, il caffè, il contatto di quelle donne, che sebbene non abbiano le forme ed i vezzi di Venere, hanno però quanto basta ad esaltare l'immaginazione d'un giovinotto di sedici anni, cioè una gonnella e quattro sottane inamidate; la gioia di trovarsi libero da ogni sorveglianza; il frastuono, il ballo, le grida, il polverìo che si solleva dai mattoni, tutto concorre ad infiammargli il cervello. Le due Caruccelli lo esortano a bere, ballano sovente con lui, e nel fervore della danza gli stringono di tempo in tempo la mano in segno di predilezione. Egli ad ogni valzer, ad ogni galoppe, diventa più ardito; fa mille dichiarazioni d'amore in tono patetico e sentimentale, e dopo aver giurato eterna fede ad ambedue le sorelle, promette sposarle appena compiuto il corso degli studi.
L'intemperante allegria degli studenti ha già portato qualche guasto nei mobili. Lo specchio è caduto dalla tavola da notte, ed ha mandato in frantumi una diecina di bottiglie vuote, la catinella ed il vaso dell'acqua. Marietta colla coda delle sue sottane s'è tirata dietro la guantiera con dieci o dodici fra chicchere e bicchieri colmi di punch. Roccadura, battendo la misura col piede, ha spezzato le assi del letto, che dividendosi in quattro parti, sprofonda i due suonatori fra i guanciali ed il pagliericcio, rinversando in pari tempo il vaso da notte.
Due studenti liberatisi dal paletot, si involgono nello scialle delle modiste; queste indossano il paletot degli studenti, e appena Annibale ha finito di aggiustarsi sul capo la cuffia di Marietta e farsi col sughero due enormi mustacchi, la porta si apre inaspettatamente, e l'avvocato Griffanti comparisce in sul limitare.